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Attuazione del primo modulo di riforma delle imposte sul reddito delle persone fisiche e altre misure in tema di imposte sui redditi - Dlgs n. 216/2023

Il decreto legislativo n. 216/2023 contiene disposizioni che attuano principi e criteri previsti dalla delega per la riforma fiscale.
Gli articoli da 1 a 3, in particolare, attuano le misure finalizzate a realizzare la revisione del sistema d’imposizione dell’Irpef, prevedendone una graduale riduzione ma sempre nel rispetto del principio di progressività e nella prospettiva della transizione del sistema verso l’aliquota impositiva unica.
Gli articoli 4 e 5 del decreto dispongono, rispettivamente, una maggiorazione del costo del lavoro dei nuovi assunti, ai fini della determinazione del reddito d’impresa per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023, e l’abrogazione della disciplina relativa all’Ace.

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 2/E del 6 febbraio 2024, fornisce le istruzioni operative agli Uffici in merito alle predette disposizioni.

Revisione della disciplina dell’imposta sul reddito delle persone fisiche Rimodulazione di aliquote e scaglioni di reddito

Le novità in materia di Irpef contenute nel decreto legislativo n. 216 hanno effetti limitati al periodo d’imposta 2024 e prevedono l’applicazione di nuove aliquote e scaglioni di reddito in sede di determinazione dell’imposta lorda.
Per l’anno 2024 l’imposta lorda si calcola applicando le seguenti aliquote per scaglioni di reddito:

  • 23% per i redditi fino a 28 mila euro;
  • 35% per i redditi superiori a 28 mila euro e fino a 50 mila euro;
  • 43% per i redditi che superano 50 mila euro.

Rispetto alla disciplina recata dall’art. 11, comma 1, del Tuir, pertanto:

  • è prevista una riduzione da 4 a 3 degli scaglioni di reddito e delle corrispondenti aliquote;
  • il primo scaglione di reddito è stato innalzato a 28 mila euro a parità di aliquota al 23%, assorbendo il precedente secondo scaglione;
  • l’aliquota al 25%, in precedenza applicabile al secondo scaglione è stata soppressa;
  • il secondo e terzo scaglione, con le rispettive aliquote, non sono cambiati rispetto ai precedenti terzo e quarto scaglione.

Modifica delle detrazioni da lavoro dipendente e assimilato

Il documento di prassi amministrativa si sofferma sull’articolo 1, comma 2, del decreto che innalza da 1.880 a 1.955 euro la detrazione prevista per i contribuenti titolari di redditi di lavoro dipendente.
Tale modifica si applica ai contribuenti titolari di redditi di lavoro dipendente (escluse le pensioni e gli assegni a esse equiparati) e per taluni redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, se il reddito complessivo non supera 15 mila euro.
Con la modifica si estende fino a 8.500 euro l’ammontare del reddito escluso da imposizione (no tax area), previsto per i titolari di redditi di lavoro dipendente e per taluni redditi assimilati, equiparandolo a quello già vigente a favore dei pensionati.
La modifica interessa solo il primo periodo dell’art. 13, comma 1, lett. a) del Tuir e, pertanto, resta ferma l’applicazione delle altre disposizioni contenute nel medesimo articolo.
La circolare evidenzia che nel calcolo del reddito complessivo, da utilizzare per la determinazione delle agevolazioni fiscali, si deve tener conto anche dei redditi assoggettati a cedolare secca, e al regime forfetario e della quota di agevolazione Ace.

Trattamento integrativo

Sempre per l’anno d’imposta 2024 il Decreto 216 modifica il requisito necessario per il riconoscimento del trattamento integrativo di cui all’art. 1, comma 1, del Dl 5 febbraio 2020 n. 3.
Nello specifico, con riferimento ai contribuenti con reddito complessivo di ammontare non superiore a 15 mila euro, il trattamento integrativo può essere concesso quando l’imposta lorda, da determinarsi sui redditi di lavoro dipendente, esclusi quelli indicati dall’art 49, comma 2, lett. a) del Tuir e ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, è di importo superiore alla detrazione spettante per i redditi di lavoro dipendente diminuita di 75 euro rapportato al periodo di lavoro nell’anno.
La riduzione di 75 euro mira a neutralizzare l’incremento dell’importo della detrazione per redditi di lavoro dipendente, che avrebbe potuto determinare la perdita del beneficio per alcuni soggetti.
Il decreto chiarisce che tale riduzione deve essere apportata solo alla detrazione indicata nel primo periodo dell’articolo 13, comma 1, lettera a) del Tuir e non anche alle detrazioni previste dal secondo e terzo periodo della stessa lettera che non sono state oggetto di modifica da parte del decreto.

Revisione della disciplina delle detrazioni fiscali

L’articolo 2 del decreto ha apportato alcune modifiche alla disciplina delle detrazioni fiscali, prevedendo, per i contribuenti titolari di un reddito complessivo superiore a 50 mila euro, una riduzione di un importo pari a 260 euro dell’ammontare della detrazione dall’imposta lorda spettante per l’anno 2024, in relazione agli oneri per i quali la detrazione è fissata nella misura del 19% (escluse le spese sanitarie), alle erogazioni liberali in favore dei partiti politici e ai premi di assicurazione per rischio eventi calamitosi.
La riduzione pari a 260 euro deve essere operata sull’importo della detrazione come determinato ai sensi dell’articolo 15, comma 3-bis, del Tuir.

Adeguamento della disciplina delle addizionali regionali e comunali all’Irpef

L’articolo 3 del decreto adegua la disciplina delle addizionali regionali e comunali alla nuova articolazione degli scaglioni e delle aliquote dell’Irpef.
In particolare il decreto prevede il differimento al 15 aprile 2024 del termine entro il quale ciascuna Regione, con propria legge, può maggiorare l’aliquota di compartecipazione dell’addizionale regionale.
Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano hanno tempo fino al 15 aprile 2024 per pubblicare nel bollettino ufficiale della Regione o della Provincia autonoma la legge con la quale stabiliscono la misura del tributo sulla base della nuova articolazione degli scaglioni dell’Irpef.
In attesa del riordino della fiscalità degli enti territoriali, le Regioni e le Province autonome possono determinare entro lo stesso termine, per il solo anno 2024, aliquote differenziate dell’addizionale regionale all’Irpef sulla base degli scaglioni e delle aliquote vigenti per l’anno 2023.
Differito al 15 maggio 2024 il termine per la trasmissione dei dati contenuti nei provvedimenti di variazione dell’addizionale regionale all’Irpef, per la pubblicazione sul sito informatico www. finanze.gov.it.
In linea con quanto stabilito per l’addizionale regionale, l’articolo 3, comma 3, del decreto dispone che per l’anno 2024 i Comuni, con propria delibera, possono modificare scaglioni e aliquote dell’addizionale comunale entro il 15 aprile 2024, in linea con la nuova normativa Irpef.

Abrogazione della disciplina relativa all’Ace

L’articolo 5 del decreto dispone l’abrogazione, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023, della disciplina relativa all’Ace. Si tratta di un incentivo alla capitalizzazione delle imprese con lo scopo di riequilibrare il trattamento fiscale tra le imprese che si finanziano con debito e quelle che si finanziano con capitale proprio.
Consiste nell’ammettere in deduzione, dal reddito complessivo netto dichiarato, un importo corrispondente al rendimento nozionale del nuovo capitale proprio.
L’articolo 5 dispone, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023, l’abrogazione della disciplina dell’Ace stabilendo che, fino ad esaurimento dei relativi effetti, continuano a trovare applicazione le disposizioni relative all’importo del rendimento nozionale eccedente il reddito complessivo netto del periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2023.


(Vedi circolare n.2 del 2024)
Codici tributo per il versamento dell’imposta sostitutiva dell’imposta di bollo sui rapporti aventi ad oggetto le cripto-attività - ridenominazione codice tributo ‘1727’

La legge di Bilancio 2023 ha previsto che in luogo dell’imposta di bollo sui rapporti aventi ad oggetto le cripto-attività trova applicazione un’imposta sul valore delle stesse detenute da soggetti residenti nello Stato. Per il versamento la risoluzione n. 36/E/2023 ha istituito il codice tributo ‘1727’.
Al fine di consentire il versamento dell’acconto dell’imposta sostitutiva in parola, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 10/E del 6 febbraio 2024 ha istituito i seguenti codici tributo:

  • ‘1728’ denominato ‘Imposta sostitutiva dell’imposta di bollo sui rapporti aventi ad oggetto le cripto-attività - Acconto I rata - Art.1, comma 146, legge n. 197/2022;
  • ‘1729’ denominato ‘Imposta sostitutiva dell’imposta di bollo sui rapporti aventi ad oggetto le cripto-attività - Acconto II rata - Art. 1, comma 146, legge n. 197/2022.

Per i pagamenti a titolo di saldo si utilizza il codice tributo ‘1727’ così ridenominato: ‘Imposta sostitutiva dell’imposta di bollo sui rapporti aventi ad oggetto le cripto-attività - Saldo - Art. 1, comma 146, legge n. 197/2022.


(Vedi risoluzione n. 10 del 2024)
Istituzione del codice tributo per il versamento dell’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali applicata dal contribuente sulle mance

La manovra 2023 ha previsto che nelle strutture ricettive gli importi destinati dai clienti ai lavoratori a titolo di liberalità (c.d. mance) e riversate ai lavoratori costituiscono redditi di lavoro dipendente e, salva rinuncia scritta del prestatore, sono soggette a un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle addizionali regionali e comunali con l’aliquota del 5%.
Questa imposta, ove non trattenuta dal sostituto d’imposta, può essere applicata dal contribuente in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi.
Al fine di consentire ai soggetti interessati il versamento o la compensazione, mediante mod. F24, dell’imposta sostitutiva applicata in sede di dichiarazione, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 11/E del 6 febbraio 2024, ha istituito il codice tributo ‘1838’ denominato ‘Imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali sulle somme destinate dai clienti ai lavoratori a titolo di liberalità, applicata in sede di dichiarazione - Art. 1, commi da 58 a 62, legge n. 197/2022’.


(Vedi risoluzione n. 11 del 2024)
Istituzione dei codici tributo per il versamento dell’imposta straordinaria calcolata sull’incremento del margine di interesse di cui all’art. 26 Dl n. 104/2023

Il decreto legge n. 104/2023 ha istituito, per l’anno 2023, un’imposta straordinaria a carico delle banche. Il comma 6 dell’articolo 26 del citato decreto prevede, in particolare, che ai fini dell’accertamento, delle sanzioni e della riscossione dell’imposta straordinaria, nonché del contenzioso, si applicano le disposizioni in materia di imposte sui redditi.

Per consentire il versamento, tramite mod. F24, delle somme in parola e degli eventuali interessi e sanzioni dovuti in caso di ravvedimento, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 7/E del 24 gennaio 2024, ha istituito i codici tributo ‘2717’ denominato ‘Imposta straordinaria sull’incremento del margine di interesse’, ‘1947’ Interessi’ e ‘8955’ Sanzioni.


(Vedi risoluzione n.7 del 2024)
Pubblici registri immobiliari e normativa in materia di trattamento di dati personali - Corretto utilizzo della Sez. D nelle note di trascrizione e di iscrizione e nelle domande di annotazione

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 1/E del 29 gennaio 2024, esamina i rapporti tra la disciplina in materia di pubblicità immobiliare e quella in tema di trattamento dei dati personali per prevenire l’emersione di eventuali trattamenti illeciti con lo scopo di individuare possibili aree di azione.
La volontà è quella di delineare un inquadramento di questa tematica particolarmente complessa anche al fine di fornire alle categorie interessate indicazioni sul corretto utilizzo dei modelli di richiesta delle formalità.

Il sistema di pubblicità immobiliare: alcuni principi generali

Il vigente sistema di pubblicità immobiliare ha una funzione di conoscenza dei dati relativi ai beni immobili e di tutela dell’affidamento dei terzi, in un’ottica di garanzia per la corretta circolazione dei medesimi.
Il libro VI del Codice civile contiene la disciplina relativa alla pubblicità immobiliare, all’individuazione e alla tenuta dei relativi registri, nonché ai compiti e agli obblighi del conservatore.
Al fine dell’esecuzione di una formalità nei registri immobiliari devono essere presentati al conservatore il titolo, in originale o in copia autenticata, recante l’evento giuridico da pubblicare e la relativa nota dove devono essere indicati gli elementi e le menzioni previste dal legislatore.
I motivi di rifiuto da parte del conservatore non possono che essere tassativi e soggetti a legge in quanto il rifiuto di una formalità incide sull’ordine di presentazione degli atti e sui connessi effetti giuridici
Opportuno, in questa sede, richiamare anche il principio di libera accessibilità dei registri immobiliari che possono essere ispezionati da chiunque come dispone l’art. 2673 c.c..

Profili relativi al trattamento dei dati personali

Nella pubblicità immobiliare il titolo, depositato in originale o in copia conforme, potrebbe contenere informazioni ulteriori rispetto a quelle strettamente necessarie, ma comunque accessibili da parte di chi ispezioni i registri.
Anche la nota può riportare elementi non necessari alla pubblicità immobiliare ed anch’essi liberamente conoscibili da terzi.
Questi elementi potrebbero generare criticità, alla luce della normativa a tutela dei dati personali. Di recente queste criticità legate alla libera accessibilità delle informazioni presenti nei registri immobiliari si sono amplificate dalla informatizzazione che ha caratterizzato i servizi di pubblicità immobiliare.

Le note e la sezione D

Risulta opportuno soffermarsi sulle note che vengono presentate al conservatore e sui dati che in esse vengono riportati, al fine di individuare se possano configurarsi, in tale ambito, eventuali trattamenti illeciti o eccedenti, con particolare attenzione alle parti della nota che possono risultare maggiormente critiche.

Le note sono redatte su appositi modelli che nel tempo sono stati oggetto di vari aggiornamenti, l’ultimo dei quali avvenuto nel 2007. Ad oggi le note sono formate da 4 sezioni:

  1. la ‘Sezione A’, riportante i dati relativi al titolo presentato per l’esecuzione della formalità (identificativi dell’atto, autorità emanante ecc..);
  2. la ‘Sezione B’, riportante gli identificativi catastali degli immobili;
  3. la ‘Sezione C’, riportante i dati relativi ai soggetti interessati;
  4. la ‘Sezione D’, riportante eventuali altre informazioni, non presenti nelle altre sezioni, ritenute ugualmente necessarie per una compiuta pubblicità immobiliare.

Nelle prime tre sezioni (A, B e C) si devono indicare i dati necessari per legge, ovvero quelli obbligatori. La sezione D è costituita, invece, da un campo libero, utilizzabile per l’indicazione di eventuali altre informazioni ritenute necessarie ai fini della pubblicità immobiliare.
Risulta evidente che i prospettati profili di criticità possono correlarsi ai dati indicati nella sezione D delle note.
È bene rammentare che la nota deve configurarsi quale documento ‘autosufficiente’ in relazione ai dati ivi contenuti e destinati alla conoscenza dei terzi. L’Agenzia richiama i principi di autosufficienza e autoresponsabilità della nota elaborati dalla giurisprudenza di legittimità. Per i giudici del Palazzaccio la nota deve riprodurre fedelmente il contenuto del titolo cui si riferisce e ciò ricade sul soggetto che la redige. Esclusa, pertanto, la responsabilità del Conservatore sul quale gravano solo controlli di tipo formale. Allo stesso Conservatore è fatto divieto di effettuare a sua discrezione interventi modificativi dei dati inseriti nella nota presentata dalla parte richiedente, stante il divieto previsto dall’art. 17 della legge n. 52/1985.

Prime indicazioni ai fini del rispetto dei principi di liceità e minimizzazione del trattamento dei dati

Ai fini del rispetto dei principi di liceità e minimizzazione del trattamento dei dati occorre porre l’attenzione sulla sezione D delle note che è finalizzata a riportare i dati necessari ad una compiuta pubblicità immobiliare. Le categorie interessate e chi predispone le richieste di formalità dovranno utilizzare la sezione D del modello di nota per l’indicazione delle sole informazioni previste da documenti di prassi e/o necessarie ai fini di una compiuta pubblicità. In particolare, occorre che la sezione D non venga utilizzata impropriamente per riportare informazioni eccedenti rispetto alle finalità del trattamento, come nel caso dei dati personali eventualmente presenti nell’atto ma non utili alla pubblicità stessa.


(Vedi circolare n. 1 del 2024)
Modello F24 (Sez. INPS) - Soppressione delle causali contributo ‘AC - CC’

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 8/E del 29 gennaio 2024, ha disposto la soppressione delle causali contributo ‘AC - CC Artigiani - Commercianti Condoni/Bonus Sanzioni’ così come richiesto dall’Inps.


(Vedi risoluzione n. 8 del 2024)
Istituzione dei codici tributo per la restituzione spontanea del contributo a fondo perduto non spettante di cui all’art. 9, comma 3, Dl n. 176/2022

Il decreto legge n. 176/2022 ha disposto l’erogazione di un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti che eseguono gli interventi previsti dall’articolo 119, comma 8-bis, primo e terzo periodo, del decreto legge Rilancio. Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento del 22 settembre 2023, ha definito le modalità e i termini di presentazione delle domande per il riconoscimento del contributo a fondo perduto.
Per consentire la restituzione spontanea del contributo non spettante, nonché il versamento dei relativi interessi e sanzioni, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 9/E del 29 gennaio 2024, ha istituito i seguenti codici tributo:

  1. ‘8158’ denominato ‘Contributo a fondo perduto per interventi agevolati - Restituzione spontanea - Capitale’;
  2. ‘8159’ denominato ‘Contributo a fondo perduto per interventi agevolati - Restituzione spontanea - Interessi’;
  3. ‘8160’ denominato ‘Contributo a fondo perduto per interventi agevolati - Restituzione spontanea - Sanzione’.


(Vedi risoluzione n. 9 del 2024)
Riduzione a metà dell’aliquota Ires - Ulteriori chiarimenti - Indicazioni sul regime agevolato per la tassazione degli utili percepiti dagli enti non commerciali

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 35/E del 28 dicembre 2023, ha fornito nuovi chiarimenti in merito al dimezzamento dell’aliquota Ires con riguardo alle fondazioni di origine bancaria e agli enti religiosi civilmente riconosciuti. I chiarimenti si soffermano anche sulla compatibilità della predetta riduzione Ires con il regime agevolato per la tassazione degli utili percepiti dagli enti non commerciali, prevista dalla legge n. 178/2020.

Al fine di beneficiare del dimezzamento dell’aliquota Ires le fondazioni di origine bancaria devono dimostrare: la loro riconducibilità, sia dal punto di vista formale che sostanziale, ad una delle categorie indicate dal comma 1 dell’art. 6 del Dpr n. 601/1973; di non svolgere attività che ne connotino la natura imprenditoriale secondo i canoni individuati dalla giurisprudenza comunitaria e nazionale, nonché dalla Commissione europea.

Con riferimento agli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, la circolare n. 15/E/2022 ha confermato l’applicazione della riduzione Ires per i redditi derivanti dalle attività ‘diverse’ da quelle di ‘religione o di culto’, ancorché commerciali, a condizione che le ‘attività diverse’ siano svolte in maniera non prevalente e siano in rapporto di ‘strumentalità immediata e diretta’ con i fini di ‘religione o di culto’.

La riduzione dell’Ires interessa anche i redditi derivanti dal godimento statistico-conservativo del patrimonio immobiliare a condizione che si configuri un mero godimento del patrimonio immobiliare e non lo svolgimento di un’attività commerciale. Inoltre, i proventi derivanti dalla locazione o dalla vendita devono essere impiegati nelle attività di religione o di culto.

Fondazioni di origine bancaria

Per fruire della riduzione a metà dell’imponibile Ires le Fondazioni di origine bancaria (FOB) devono comprovare lo svolgimento in modo diretto ed esclusivo di attività di promozione sociale e culturale. In primo luogo va precisato che occorre rientrare in una delle categorie di ‘enti’ indicati nel comma 1 dell’articolo 6 ed essere dotati di personalità giuridica.

L’ente è chiamato a dimostrare di appartenere ad una delle categorie previste dalla norma agevolativa e tale dimostrazione non interessa solo il profilo formale ma anche quello sostanziale considerato che la natura dell’attività in concreto esercitata dall’ente prevale sul fine dichiarato.

Con riferimento all’ambito oggettivo, invece, la riduzione dell’aliquota Ires si applica ai redditi derivanti dallo svolgimento di attività istituzionali da parte degli enti individuati dalla norma quali meritevoli del trattamento agevolativo.

In base all’articolo 6 del Dpr n. 601/1973 l’agevolazione è riservata ai chi svolge specifiche attività caratterizzate da ‘marcata utilità sociale’. L’ente deve dunque dimostrare di essere un soggetto che esercita in modo diretto le attività meritorie.

Presupposto indispensabile per le Fondazioni di origine bancaria che intendono beneficiare del taglio a metà dell’Ires è comprovare lo ‘svolgimento in modo diretto ed esclusivo di attività di promozione sociale e culturale’.

Enti religiosi civilmente riconosciuti

Come chiarito dalla circolare n. 15/E/2022 la riduzione Ires si applica ai redditi derivanti dal godimento del patrimonio immobiliare qualora si configuri in concreto un ‘mero’ godimento del patrimonio immobiliare e i proventi ritratti dalla locazione o dalla vendita siano effettivamente impiegati nelle attività di culto. Ai fini dell’applicazione dell’agevolazione assume rilevanza il concetto della ‘gratuità’. Se un ente nello svolgimento della sua attività istituzionale (di religione o di culto) sia destinatario di contributi privi dell’elemento della corrispettività, non viene meno il carattere della gratuità ed in tal caso l’agevolazione resta confermata.

La riduzione Ires si applica ai proventi derivanti dalla locazione del patrimonio immobiliare al ricorrere di due condizioni: che i proventi siano destinati all’attività istituzionale e, non sia configurabile, nell’attività di gestione, un’attività organizzata in forma d’impresa.

Al fine di escludere lo svolgimento di una attività organizzata in forma di impresa occorre verificare, caso per caso, che l’ente non impieghi strutture e mezzi organizzati con fini di concorrenzialità sul mercato. La circostanza che sussista o meno un’organizzazione in forma di impresa va riscontrata in base a circostanze di fatto.

Elementi quali la numerosità degli immobili, la durata dei contratti di locazione, le risorse destinate a tale scopo, costituiscono indici rilevanti ma non esaustivi.

Per beneficiare della riduzione Ires i proventi derivanti dal godimento del patrimonio immobiliare devono essere effettivamente impiegati nell’attività istituzionale dell’ente. Significa che i proventi non possono essere utilizzati per finalità diverse da quelle istituzionali. Ciò non significa che tutti i proventi agevolati debbano necessariamente essere usati per finanziare l’attività istituzionale. L’ente ha la possibilità di reimpiegare nell’attività istituzionale solo una parte dei proventi conseguiti.

Utilizzare parte dei proventi per finanziare un’altra attività non comporta, pertanto, la decadenza dall’agevolazione fruita, ma resta l’onere di provare l’utilizzo dei proventi per le finalità istituzionali.

Qualora l’ente svolga solo attività di religione o di culto, il reinvestimento nelle attività istituzionali rappresenta l’unica destinazione possibile dei proventi derivanti dal godimento del patrimonio immobiliare.

Nell’ipotesi in cui, oltra all’attività istituzionale, l’ente svolga altre attività non totalmente finanziate dai proventi derivanti da quest’ultime, per beneficiare della riduzione Ires sui proventi ritratti dal mero godimento del patrimonio immobiliare, dovrà dimostrare di avere altri redditi assoggettati ad aliquota ordinaria che siano sufficienti a finanziarle.

Come chiarito dalla circolare n. 15/E/2022 la riduzione dell’aliquota Ires vale anche per i redditi derivanti da attività ‘diverse’ da quelle di religione o di culto, come quelle commerciali, esercitate in via marginale dagli enti religiosi civilmente riconosciuti, a patto che queste attività si pongano in rapporto di strumentalità con i fini religiosi o di culto.

Tale nesso di ‘strumentalità immediata e diretta’ sussiste anche quando l’attività diversa sia strettamente legata all’attività istituzionale agevolabile. A titolo di esempio pensiamo all’ente ecclesiastico i cui proventi relativi alla gestione dell’attività ricettiva interna possono fruire dell’agevolazione Ires come pure i proventi derivanti dalla gestione di bar parrocchiali o dell’oratorio, aventi finalità di aggregazione sociale in continuità con l’azione di educazione e di formazione cristiana.

Istituti per il sostentamento del Clero

Alcune pronunce della Cassazione hanno affermato che anche gli istituti per il sostentamento del Clero possono svolgere attività diverse da quelle istituzionali. Questi enti, che gestiscono il patrimonio immobiliare per reperire i mezzi finanziari per il sostentamento del clero, rivestono una posizione particolare rispetto alla generalità degli enti ecclesiastici stante proprio la loro specifica finalità istituzionale.

L’art. 35 della legge n. 222/1985 dispone che gli istituti per il sostentamento del Clero provvedono con il redditi del loro patrimonio all’integrazione economica eventualmente spettante ai sacerdoti della diocesi, salvo l’intervento dell’Istituto centrale nel caso in cui questi fossero insufficienti.

Secondo la Cassazione ‘il legislatore non ha escluso che l’istituto diocesano per il sostentamento del clero possa svolgere, accanto ad attività di religione o di culto, anche ulteriori compiti, ed in particolare anche attività di natura e rilevanza economica e commerciale, finalizzate alla produzione di quei redditi del proprio patrimonio attraverso i quali provvedere ad integrare, se necessario, la remunerazione spettante al clero che svolge servizio in favore della diocesi, per assicurare il congruo e dignitoso sostentamento di ogni sacerdote’.

Anche gli istituti per il sostentamento del Clero potranno applicare la riduzione Ires sui proventi derivanti dalla gestione del patrimonio immobiliare, a patto che ciò non avvenga con carattere imprenditoriale e che le risorse siano impiegate nell’attività istituzionale.

La presenza di una organizzazione necessaria per la riscossione dei canoni, nonché per la manutenzione degli immobili non configura automaticamente elemento atto a far decadere l’ente dall’agevolazione.

Spetta al soggetto richiedente l’onere di provare il possesso dei requisiti necessari per fruire del beneficio. A tal fine sarà bene conservare una documentazione, anche contabile, idonea a dimostrare l’effettivo impiego dei proventi derivanti dal mero godimento del patrimonio immobiliare nelle attività istituzionali.

Occorre inoltre provare che i proventi derivanti dalla gestione del patrimonio siano stati destinati alle attività agevolate. Sarà utile conservare la documentazione inerente la contabilità separata in caso di svolgimento di attività commerciale come pure la documentazione di entrate e uscite, il rendiconto annuale delle operazioni poste in essere, dei proventi realizzati e degli oneri sostenuti. Consigliabile tenere conti correnti dedicati in modo distinto all’attività istituzionale e all’eventuale attività commerciale. Questo per verificare le movimentazioni bancarie.

Enti di assistenza e beneficenza

Anche gli enti di assistenza e beneficenza il cui fine è quello di provvedere ad esempio attraverso l’erogazione di borse di studio, sussidi integrativi o straordinari all’assistenza di soggetti bisognosi, possono fruire dell’agevolazione in parola, ovvero della riduzione Ires.

La loro attività istituzionale è resa possibile dalle oblazioni volontarie ricevute e dai proventi derivanti dalla locazione degli immobili di proprietà degli stessi enti.

L’agevolazione si applica sui proventi derivanti dalle locazioni o vendite del proprio patrimonio immobiliare, a patto che questi proventi siano destinati a finanziare l’attività istituzionale e non si riscontri un’attività organizzata in forma di impresa.


(Vedi circolare n. 35 del 2023)
Canone di abbonamento alla televisione per uso privato per l’anno 2024
La legge di Bilancio 2024 ha ridotto, da 90 a 70 euro, il canone di abbonamento annuale alla televisione per uso privato per l’anno 2024. L’Agenzia delle Entrate, nella risoluzione n. /1/E del 4 gennaio 2024, ha pubblicato le tabelle in cui riporta i nuovi importi dovuti per il canone TV per l’anno 2024, per le varie casistiche. Nelle tabelle sono indicati l’importo complessivo per il rinnovo degli abbonamenti (tabella 1) e per i nuovi abbonamenti (tabella 2), per l’anno 2024.
(Vedi risoluzione n.1 del 2024)
Iva da diporto - Presentazione della dichiarazione telematica da parte dei soggetti non residenti, non stabiliti e non identificati nel territorio dello Stato

Con la risoluzione n. 2/E del 9 gennaio 2024 l’Agenzia delle Entrate informa che anche i soggetti non residenti, privi di un rappresentante fiscale o di identificazione diretta in Italia, sono tenuti a presentare la ‘dichiarazione alto mare’ attraverso l’apposita sezione presente sul sito istituzionale dell’Agenzia delle Entrate.

Non è più percorribile dal 9 gennaio 2024 la modalità alternativa di trasmissione al Centro operativo di Pescara (COP) di una copia scansionata della dichiarazione.

L’Amministrazione finanziaria blocca in questo modo la modalità provvisoria di invio dell’attestazione tramite scansione al COP.

Con la risoluzione n. 54 del 6 agosto 2021 l’Agenzia delle Entrate aveva chiarito le modalità di compilazione della dichiarazione, precisando che in via provvisoria i soggetti non residente potevano presentare l’attestazione mandando al COP una copia scansionata.

Ora il documento di prassi informa che ‘è stata perfezionata una soluzione implementativa che consente di estendere la procedura telematica anche ai soggetti non residenti in Italia’.


(Vedi risoluzione n. 2 del 2024)
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