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Regime fiscale Iva applicabile alla fattispecie contrattuale comunemente nota come sale and lease back

Il contratto denominato ‘sale and lease back’ costituisce un’operazione negoziale complessa con la quale un soggetto vende un bene di sua proprietà, strumentale all’esercizio della propria attività, ad un’impresa di leasing che, dopo aver versato il corrispettivo pattuito, concede contestualmente lo stesso bene, in leasing, al cedente. Quest’ultimo corrisponde alla società di leasing un canone periodico per l’utilizzo del bene fino alla scadenza del contratto, momento in cui l’utilizzatore/cedente potrà eventualmente optare per la continuazione della locazione oppure, alternativamente, per il riacquisto del bene, mediante il pagamento del prezzo stabilito per il riscatto.

Il ‘sale and lease back’ è una figura contrattuale molto diffusa nella prassi commerciale, risponde all’esigenza del venditore/utilizzatore di continuare ad avere la materiale disponibilità del bene venduto, attraverso il contratto stipulato con la società di leasing, soddisfacendo, nel contempo, l’esigenza di ottenere una immediata liquidità attraverso la vendita del bene.

L’Agenzia delle Entrate, nella risoluzione n. 3/E del 3 febbraio 2023, si è soffermata sul regime fiscale Iva applicabile alla fattispecie contrattuale del sale and lease back.

Sotto il profilo Iva, l’Amministrazione finanziaria, con la circolare n. 218/E/2000, ha fornito chiarimenti sul trattamento fiscale di queste operazioni ed ha chiarito che nel contratto di sale and lease back si possono distinguere diversi rapporti giuridici così sintetizzabili:

  1. la cessione del bene nei confronti della società di leasing: tale operazione è soggetta ad Iva, ricorrendo entrambi i presupposti (oggettivo e soggettivo) di applicazione dell’imposta;
  2. la concessione in leasing del bene: tale operazione rientra nel campo di applicazione dell’Iva, in quanto ricorrono sia il presupposto soggettivo che oggettivo, con applicazione dell’aliquota che sarebbe applicabile alla cessione del bene oggetto del contratto. Trattandosi di prestazione di servizi, il momento di effettuazione dell’operazione coincide con il pagamento del corrispettivo, dal che consegue che l’imposta si applica sui canoni periodicamente addebitati all’utilizzatore;
  3. (eventuale) riscatto del bene: in tal caso si concretizza un’operazione di cessione del bene, da parte della società di leasing a favore dell’utilizzatore, imponibile ad Iva. La società di leasing dovrà emettere fattura in relazione alla quota di riscatto del bene.

Per effetto del descritto trattamento fiscale applicabile, ai fini Iva, ai rapporti giuridici derivanti dal contratto di ‘sale and lease back’, in via di principio, risulta, dunque, detraibile sia l’imposta relativa all’acquisto del bene, da parte della società di leasing, sia quella afferente i canoni di locazione pagati dall’utilizzatore.

La Corte di cassazione, con la sentenza n. 11023 del 27 aprile 2021 ha rivisitato il precedente orientamento che considerava imponibile, ai fini Iva, il contratto di sale and lease back e che sostanzialmente si fondava sulla scomposizione, ai fini tributari, dell’intera operazione economica nella sequenza già descritta.

I giudici di piazza Cavour hanno statuito che il ‘sale and lease back’ è un’operazione negoziale complessa avente ‘causa concreta diversa da quella del contratto di vendita puro e semplice, trattandosi di un’unica operazione complessa e con causa finanziaria, da considerarsi nella globalità dei suoi elementi negoziali strettamente connessi onde scongiurarne un’artificiosa scomposizione ai fini tributari.

La causa finanziaria del contratto in esame impedisce, quindi, di assimilare, ai fini Iva, la somma corrisposta dall’acquirente-cedente al corrispettivo dovuto al venditore in forza del tipico contratto di vendita’.

Secondo la Suprema corte, ai fini Iva, la nozione di cessione di bene deve essere interpretata conformemente al diritto unionale che considera ‘cessione di bene’ ‘il trasferimento del potere di disporre di un bene materiale come proprietario’.

Il principio interpretativo espresso dai giudici del Palazzaccio trova fondamento nella sentenza della Corte di Giustizia Ue del 27 marzo 2019, causa C-201/18, secondo la quale ‘le operazioni di sale and lease back formano operazioni puramente finanziarie al fine di aumentare la liquidità’ dell’impresa che cede la proprietà del bene, ma continua ad utilizzarlo in base ad un rapporto di locazione, senza averne mai perso la disponibilità materiale.

La questione affrontata dai giudici unionali, tuttavia non attiene direttamente alla disciplina applicabile, ai fini Iva, alle operazioni intercorrenti nell’ambito di un’operazione di sale and lease back tra l’utilizzatore e l’impresa in leasing, bensì alla sussistenza in capo all’utilizzatore dell’obbligo di operare una rettifica della detrazione originariamente esercitata all’atto dell’acquisto di un bene dallo stesso utilizzato per effettuare operazioni imponibili.

L’analisi della Cassazione rimanda ad una sentenza della Corte di giustizia Ue che in realtà non si è occupata direttamente della qualificazione agli effetti dell’Iva di un’operazione di sale and lease back, ma che ha trattato della qualificazione di tale fattispecie negoziale solo al fine di valutare se una rettifica della detrazione originariamente operata fosse obbligatoria o meno.

Rilevanza assume il fatto che per i giudici unionali spetta al giudice nazionale valutare se gli elementi presentati configurano l’esistenza di un’operazione unica o meno.

In linea con i principi espressi dai giudici comunitari, nel qualificare, ai fini Iva, una determinata operazione di sale and lease back come operazione composta da cessioni di beni e prestazioni di servizi ovvero come unica operazione a scopo di finanziamento, è necessario valutare attentamente le singole clausole contrattuali per individuare la concreta regolamentazione del rapporto che le parti hanno inteso stabilire e, dunque, il conseguente trattamento fiscale, avendo particolare riguardo alle prerogative in capo all’utilizzatore del bene concesso in leasing.

Va quindi osservato che i principi enunciati in materia di sale and lease back dai giudici unionali costituiscono indicazioni utili al giudice nazionale per determinare, caso per caso, se una data operazione su un bene comporti il trasferimento del potere di disporre di un bene come proprietario. Detto diversamente, la concreta applicazione degli elementi caratterizzanti il sale and lease back non può prescindere da una valutazione caso per caso della singola operazione.

Dalla sentenza C-201/18 della Corte di giustizia sembra emergere, come utile indicazione per il giudice nazionale, la necessità di valutare e valorizzare - al di là della causa genericamente ‘finanziaria’ attribuibile al contratto di sale and lease back - le specifiche clausole contrattuali, oltre che le circostanze fattuali, in quanto è possibile che l’operazione di sale and lease back sia astrattamente riconducibile nell’ambito di differenti categorie contrattuali, la cui ricorrenza va adeguatamente valutata in relazione al caso concreto.

A dubitare della natura traslativa di questa particolare tipologia contrattuale e ad avvalorare la causa esclusivamente finanziaria potrebbero essere:

  • la presenza, nell’ambito della regolamentazione del rapporto contrattuale, di clausole che escludono o limitano significativamente il potere dell’impresa di leasing di disporre giuridicamente del bene come proprietario;
  • la previsione di facoltà, contrattualmente concesse all’utilizzatore del bene, particolarmente incisive e stringenti, tali da far ritenere che sia quest’ultimo a conservare il diritto di disporre del bene ‘come se ne fosse il proprietario’.

La portata della sentenza del 27 aprile 2021 della Suprema corte deve essere contestualizzata, nel senso che i principi dalla stessa affermati rilevano solo in caso di contratti da cui si evince che l’utilizzatore continua a disporre del bene in leasing esercitando le prerogative essenziali riconducibili al proprietario. Solo in questa ipotesi l’operazione di sale and lease back è di natura finanziaria.

Diversamente, si tratta di una semplice cessione del bene dal concedente/utilizzatore all’istituto di leasing, come tale assoggettabile ad Iva secondo le regole ordinarie.


(Vedi risoluzione n. 3 del 2023)
Tregua fiscale - Legge di Bilancio 2023
Premessa

La legge di Bilancio 2023 ha previsto una serie di misure per supportare imprese e contribuenti nell’attuale situazione di crisi economica dovuta alla pandemia e all’aumento dei prezzi dei prodotti energetici.
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 2/E del 27 gennaio 2023, illustra le misure della c.d. ‘Tregua fiscale’, ossia i provvedimenti riguardanti la regolarizzazione delle irregolarità formali, il ravvedimento speciale per le violazioni tributarie, l’adesione agevolata e la definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento, la chiusura delle liti tributarie e la regolarizzazione degli omessi pagamenti di rate dovute a seguito di acquiescenza, accertamento con adesione, reclamo o mediazione e conciliazione giudiziale.
La circolare fornisce indicazioni anche in relazione allo stralcio dei debiti fino a 1.000 euro affidati all’agente della riscossione dal 1°gennaio 2000 al 31 dicembre 2015 e alla definizione agevolata dei carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1°gennaio 2000 al 30 giugno 2022.

Regolarizzazione delle irregolarità formali

La manovra 2023 ha previsto la regolarizzazione delle violazioni formali, in materia di imposte sui redditi, Iva e Irap. Si possono regolarizzare le infrazioni, le irregolarità e l’inosservanza di obblighi o adempimenti, di natura formale, commesse fino al 31 ottobre 2022, che non rilevano per la determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, dell’Iva e dell’Irap e sul pagamento di tali tributi.
Possono avvalersi della regolarizzazione tutti i contribuenti, indipendentemente dall’attività svolta, dal regime contabile adottato e dalla natura giuridica, in relazione alle violazioni formali, commesse in materia di Iva, Irap, imposte sui redditi e relative addizionali, imposte sostitutive, ritenute alla fonte e crediti d’imposta. Abilitati anche i sostituti d’imposta, gli intermediari e gli altri soggetti tenuti alla comunicazione di dati riguardanti operazioni fiscalmente rilevanti.
Sono regolarizzabili le violazioni formali commesse fino al 31 ottobre 2022, purché non rilevano ai fini della determinazione della base imponibile, sulla liquidazione e sul pagamento dell’Iva, dell’Irap, delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive, delle ritenute alla fonte e dei crediti d’imposta.
Si tratta delle violazioni per le quali sono state previste sanzioni amministrative pecuniarie entro precisi limiti o in misura fissa. Questo aspetto le distingue rispetto alle violazioni sostanziali, ossia alle violazioni che incidono sulla determinazione dell’imponibile, dell’imposta o sul pagamento del tributo.
A titolo di esempio, rientrano tra le violazioni definibili:

  • la presentazione di dichiarazioni annuali redatte non conformemente ai modelli approvati, ovvero l’errata indicazione o l’incompletezza dei dati relativi al contribuente;
  • l’omessa o irregolare presentazione delle liquidazioni periodiche Iva;
  • l’omessa, irregolare o incompleta presentazione degli elenchi Intrastat;
  • l’irregolare tenuta e conservazione delle scritture contabili, nel caso in cui la violazione non abbia prodotto effetti sull’imposta dovuta;
  • l’erronea compilazione della dichiarazione che abbia determinato l’annullamento della dichiarazione precedentemente trasmessa invece della sua integrazione;
  • la tardiva trasmissione della dichiarazione da parte degli intermediari;
  • le irregolarità od omissioni compiute da operatori finanziari;
  • l’omessa o tardiva comunicazione dei dati al Sistema tessera sanitaria;
  • l’omessa comunicazione della proroga o della risoluzione del contratto di locazione soggetto a cedolare secca;
  • la violazione degli obblighi inerenti alla documentazione e registrazione delle operazioni imponibili ai fini Iva, quando la violazione non ha inciso sulla corretta liquidazione del tributo;
  • la violazione degli obblighi inerenti alla documentazione e alla registrazione delle operazioni non imponibili, esenti o non soggette ad Iva, quando la violazione non rileva neppure ai fini della determinazione del reddito;
  • la detrazione dell’Iva, erroneamente applicata in misura superiore a quella effettivamente dovuta a causa di un errore di aliquote e, comunque, assolta dal cedente o prestatore, in assenza di frode;
  • l’irregolare applicazione delle disposizioni concernenti il reverse charge, in assenza di frode;
  • la mancata iscrizione al Vies.
Oltre alle violazioni sostanziali, non sono suscettibili di regolarizzazione le violazioni formali afferenti ad ambiti impositivi diversi da quelli espressamente indicati dalla legge di Bilancio. Inoltre, non è possibile avvalersi della regolarizzazione:
  • con riferimento agli atti di contestazione o irrogazione delle sanzioni emessi nell’ambito della voluntary disclosure;
  • per consentire l’emersione di attività finanziarie e patrimoniali costituite o detenute fuori dal territorio dello Stato;
  • per le violazioni formali già contestate in atti divenuti definitivi alla data di entrata in vigore della legge di Bilancio 2023.

Sono dunque escluse dalla sanatoria le comunicazioni necessarie a perfezionare alcuni tipi di opzione o l’accesso ad agevolazioni fiscali, per le quali non è sufficiente il comportamento concludente adottato, tant’è che il legislatore ha previsto l’istituto della remissione in bonis per consentire ai contribuenti di sanare la violazione entro il termine della prima dichiarazione utile. Tra le comunicazioni escluse dalla sanatoria in commento rientra quella destinata all’Enea. La certificazione all’Enea costituisce, infatti, uno dei documenti necessari per beneficiare della detrazione spettante per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici; pertanto, la tardiva od omessa comunicazione all’Enea non rientra tra le violazioni formali oggetto di definizione agevolata.
Restano escluse dalla sanatoria anche le violazioni degli obblighi di monitoraggio fiscale, in particolare, dell’obbligo di compilazione del quadro RW da parte dei contribuenti e quelle concernenti l’Ivie e l’Ivafe. Escluse, parimenti, anche le violazioni dell’obbligo di comunicazione da parte degli intermediari finanziari e bancari.
Le violazioni formali possono essere regolarizzate con il versamento di una somma pari a 200 euro per ciascun periodo d’imposta cui si riferiscono le violazioni, eseguito in 2 rate di pari importo, la prima entro il 31 marzo 2023 e la seconda entro il 31 marzo 2024.
La regolarizzazione si perfeziona, oltre che con il pagamento del quantum dovuto, con la ‘rimozione delle irregolarità od omissioni’. Ne deriva che le irregolarità compiute entro il 31 ottobre 2022 devono essere rimosse - per ciascun periodo d’imposta - entro il termine di versamento della seconda rata, ossia entro il 31 marzo 2024.
Con riferimento alle violazioni formali commesse fino al 31 ottobre 2022, oggetto di un Pvc, la legge di Bilancio stabilisce che sono prorogati di due anni i termini di decadenza per la notifica dell’atto di contestazione ovvero dell’atto di irrogazione della sanzione.
Detta proroga opera per la semplice presenza delle violazioni formali constatate in un processo verbale, commesse fino al 31 ottobre 2022, a prescindere dalla circostanza che il contribuente destinatario dell’attività di verifica si sia avvalso della definizione agevolata del verbale e indipendentemente dal perfezionamento o meno della stessa.

Ravvedimento speciale delle violazioni tributarie

In merito ai reati tributari la manovra 2023 introduce una forma di ravvedimento operoso speciale che, derogando in parte alla disciplina ordinaria, prevede la possibilità di regolarizzare esclusivamente le violazioni concernenti le dichiarazioni validamente presentate relative al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2021 e ai periodi d'imposta precedenti.
Sono, pertanto, definibili le violazioni riguardanti le dichiarazioni presentate al più tardi entro 90 giorni dal termine di presentazione delle dichiarazioni tardive.
Sono regolarizzabili le violazioni sostanziali dichiarative e le violazioni sostanziali ‘prodromiche’ alla presentazione della dichiarazione.
Al ravvedimento speciale si applicano i medesimi chiarimenti già forniti con riguardo al ravvedimento ordinario. Non sono definibili con il ravvedimento speciale le violazioni rilevabili ai sensi degli articoli 36 bis del Dpr n. 600/1973 e 54 bis del Dpr n. 633/1972 e le violazioni formali.
La regolarizzazione del ravvedimento speciale comporta il pagamento di 1/18 del minimo edittale della sanzione irrogabile previsto dalla legge, oltre all’imposta e agli interessi dovuti, e si perfeziona con il versamento del quantum dovuto in un’unica soluzione, ovvero della prima rata, entro il 31 marzo 2023, nonché con la rimozione delle irregolarità, entro lo stesso termine.
Viene ammesso il pagamento rateale in 8 rate trimestrali di pari importo con scadenza della prima rata il 31 marzo 2023, mentre, sulle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi nella misura del 2%.
Il mancato pagamento di una delle rate successive alla prima entro il termine di versamento della rata successiva comporta la decadenza dal beneficio della rateazione e l’iscrizione a ruolo degli importi ancora dovuti, con l’applicazione della sanzione e degli interessi. Per beneficiare del ravvedimento speciale è necessario che le violazioni ‘ravvedibili’ non siano state già contestate, alla data del versamento di quanto dovuto o della prima rata. Trattandosi, pur sempre, di una forma ‘speciale’ di ravvedimento operoso, opera la disciplina ordinaria e ove la regolarizzazione postuli la presentazione di una dichiarazione integrativa, trova applicazione lo slittamento dei termini di decadenza per l’accertamento di cui agli articoli 43 del Dpr n. 600/1973 e 57 del Dpr n. 633/1972, limitatamente ai soli elementi oggetto dell’integrazione.

Adesione agevolata e definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento

I commi da 179 a 185 della legge di Bilancio 2023 disciplinano la definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento riferibili ai tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate. Sono esclusi dalla definizione tutti gli atti emessi nell’ambito della voluntary disclosure.
Il comma 179 disciplina la definizione agevolata degli atti del procedimento di adesione, prevedendo che possono essere definiti gli accertamenti con adesione relativi a:

  • processi verbali di constatazione redatti e consegnati entro il 31 marzo 2023;
  • avvisi di accertamento e avvisi di rettifica e di liquidazione non impugnati e ancora impugnabili alla data del 1°gennaio 2023 e quelli notificati successivamente, ma entro il 31 marzo 2023;
  • inviti al contraddittorio, notificati entro il 31 marzo 2023.
Per accedere alla definizione è necessario che l’adesione non risulti perfezionata alla data del 1°gennaio 2023. L’accertamento con adesione si perfeziona con il versamento delle somme dovute per effetto dell’accertamento con adesione o, in caso di pagamento rateale, con il versamento della prima rata.
Con la definizione agevolata si applicano le sanzioni nella misura di 1/18 del minimo di legge.
La definizione agevolata degli avvisi di accertamento, degli avvisi di rettifica e di liquidazione si applica:
  • qualora, al 1°gennaio 2023, non siano stati impugnati e siano ancora impugnabili;
  • qualora siano notificati dall’Agenzia delle Entrate successivamente a tale data, fino al 31 marzo 2023.

In tali casi è prevista la possibilità di prestare acquiescenza, beneficiando di una maggiore riduzione delle sanzioni. È possibile definire pagando le sanzioni nella misura di 1/18 di quelle irrogate. Ad esempio, per gli avvisi di accertamento esecutivi, l’importo delle sanzioni definibili, in sede di acquiescenza e di adesione, è pari ad ⅙ di quelle che il contribuente avrebbe dovuto versare per definire in maniera agevolata l’atto entro i termini per presentare ricorso.
La definizione tramite acquiescenza è possibile anche per gli atti di recupero non impugnati e ancora impugnabili alla data del 1°gennaio 2023 o notificati dalle Entrate successivamente ma fino al 31 marzo 2023, con il pagamento delle sanzioni nella misura di 1/18 delle sanzioni irrogate, oltre al versamento degli interessi applicati, entro il termine per presentare il ricorso. Le somme dovute ai fini della definizione agevolata possono essere versate anche ratealmente in un massimo di 20 rate trimestrali di pari importo entro l’ultimo giorno di ciascun trimestre successivo al pagamento della prima rata. Sulle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi al tasso legale. È esclusa la compensazione.
La definizione agevolata si perfeziona:

  • con riferimento agli atti del procedimento di adesione, con il pagamento entro 20 giorni dalla sottoscrizione dell’intero importo ovvero della prima rata entro il medesimo termine, prevista dall’eventuale piano di rateazione;
  • con riferimento agli avvisi di accertamento, agli avvisi di rettifica e di liquidazione nonché agli atti di recupero, con il pagamento dell’importo dovuto ovvero della prima rata, prevista dall’eventuale piano di rateazione, entro il termine per la proposizione del ricorso.
In caso di inadempimento nei pagamenti rateali si applicano le disposizioni di cui all’art. 15-ter del Dpr n. 602/1973.

Definizione agevolata delle controversie tributarie

La definizione agevolata delle controversie tributarie vede l’Agenzia delle Entrate o delle Dogane e dei monopoli come parte nel procedimento. Sono definibili le liti pendenti presso le Corti di giustizia tributaria, di primo e secondo grado, e presso la Corte di cassazione, purché concernenti quesiti devoluti alla giurisdizione tributaria. Possono essere definite non soltanto le controversie instaurate avverso atti di natura impositiva, quali gli avvisi di accertamento e atti di irrogazione delle sanzioni, ma anche quelle inerenti atti meramente riscossivi.
Non sono, invece, definibili, per la mancanza di importi da versare da parte del contribuente, le controversie in materia di dinieghi espressi o taciti di rimborso o di spettanza di agevolazioni e, comunque, quelle di valore indeterminabile. Ancora. Non sono definibili le controversie afferenti il recupero di crediti tributari sorti in uno Stato estero e le controversie concernenti anche solo in parte le risorse proprie tradizionali della Ue, l’Iva riscossa all’importazione e le controversie concernenti le somme dovute a titolo di recupero aiuti di Stato.
Abbiamo detto che sono definibili le controversie tributarie in cui è parte l’Agenzia delle Entrate o l’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Non sono definibili, allora, le liti nelle quali l’Agenzia delle entrate, pur essendo titolare del rapporto giuridico sostanziale dedotto in giudizio, non sia stata destinataria dell’atto di impugnazione e non sia stata chiamata in giudizio.
Per accedere alla definizione è necessario che la controversia sia pendente. La definizione si applica alle controversie in cui il ricorso in primo grado sia stato notificato alla controparte entro la data del 1°gennaio 2023 e per le quali alla data della presentazione della domanda il processo non si sia concluso con pronuncia definitiva.
Sono da considerarsi pendenti ai fini della definizione agevolata:

  • le controversie per le quali alla data del 1°gennaio 2023 sia stato proposto l’atto introduttivo del giudizio di primo grado, non definite alla data di presentazione della domanda di definizione; in particolare, occorre far riferimento alla data in cui il ricorso introduttivo è stato notificato all’ufficio, non essendo necessario che, entro il 1°gennaio 2023, vi sia stata anche la costituzione in giudizio;
  • le controversie interessate da una pronuncia in primo o secondo grado i cui termini di impugnazione non siano ancora scaduti alla data del 1°gennaio 2023;
  • le liti pendenti innanzi al giudice del rinvio o, infine, quelle per le quali siano ancora in corso, al 1°gennaio 2023, i termini per la riassunzione.

Avvio del procedimento di definizione agevolata: domanda del soggetto

Chi ha proposto l’atto introduttivo del giudizio pendente oggetto di definizione può presentare all’Agenzia delle Entrate la domanda per la definizione agevolata. Entro il 30 giugno 2023 per ciascuna controversia autonoma deve essere presentata una distinta domanda di definizione esente dall’imposta di bollo ed effettuato un distinto versamento. Qualora con il medesimo ricorso introduttivo del giudizio siano stati impugnati più atti, il ricorrente è tenuto a presentare una distinta domanda per ciascun atto.

Modalità di definizione agevolata

La definizione avviene con il pagamento di un determinato importo rapportato al valore della controversia. Ai fini della determinazione dell’effettivo valore della controversia, vanno esclusi gli importi di cui all’atto impugnato che eventualmente non formano oggetto delle materie del contendere, come avviene in caso di contestazione parziale dell’atto impugnato, di formazione di un giudicato interno, di conciliazione o mediazione perfezionante, che non abbiano definito per intero la lite, ovvero in caso di parziale annullamento dell’atto a seguito di esercizio del potere di autotutela da parte dell’ufficio, formalizzato tramite l’emissione di apposito provvedimento.
Al valore della controversia si applicano le percentuali di riduzione in relazione allo stato e al grado in cui pende la lite stessa.
Si paga il 100% del valore della controversia quando l’Agenzia fiscale è risultata vincitrice nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare depositata al 1°gennaio 2023 e quando il contribuente ha notificato il ricorso, alla stessa data, all’Agenzia fiscale, ma a tale data non si è ancora costituito in giudizio tramite deposito o la trasmissione del ricorso stesso alla segreteria della Corte di giustizia tributaria di primo grado.
Il pagamento scende al 90% del valore della controversia nel caso in cui il contribuente, al 1°gennaio 2023, si sia già costituito in giudizio attraverso il deposito o la trasmissione del ricorso alla segreteria della Corte di giustizia tributaria di primo grado, ma, alla stessa data, la Corte di giustizia tributaria non abbia ancora depositato una pronuncia giurisdizionale non cautelare.
La percentuale del 90% si applica anche quando, al 1°gennaio 2023, pendano i termini per la riassunzione a seguito di sentenza di Cassazione con rinvio ovvero penda il giudizio di rinvio a seguito di avvenuta riassunzione.
Nel caso di soccombenza dell’Agenzia fiscale nell’unica o nell’ultima pronuncia non cautelare, il contribuente può definire in via agevolata la lite pagando:

  • il 40% del valore della controversia, in caso di soccombenza nella pronuncia di primo grado;
  • il 15% del valore della controversia, in caso di soccombenza nella pronuncia di secondo grado.

In caso di accoglimento parziale del ricorso o di soccombenza ripartita tra il contribuente e l’Agenzia, il contribuente può definire, in via agevolata, in differente misura, la parte di atto confermata e la parte di atto annullata dalla pronuncia giurisdizionale.
La definizione agevolata della parte di atto confermata dalla pronuncia si perfeziona con il pagamento dell’intero importo del tributo mentre quella della parte di atto annullato con il pagamento del 40% del valore della controversia sul quale le Entrate sono risultate soccombenti nella pronuncia di primo grado e del 15% se le Entrate sono risultate soccombenti in secondo grado.
Per la definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti innanzi alla Cassazione, per le quali le Entrate risultino soccombenti in tutti i precedenti gradi di giudizio, il contribuente deve pagare il 5% del valore della controversia.

Percentuali relative alle controversie aventi ad oggetto esclusivamente sanzioni

In merito alle controversie relative esclusivamente alle sanzioni non collegate al tributo, ai fini della definizione agevolata, il pagamento deve essere pari al:

  • 15% del valore della controversia, in caso di soccombenza dell’Agenzia nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale sul merito o sull’ammissibilità dell’atto introduttivo del giudizio, depositata alla data del 1°gennaio 2023;
  • 40%, negli altri casi.
In caso di soccombenza parziale, la definizione richiede il pagamento di un importo pari al 15% sulla parte del valore della lite per la quale l’Agenzia è risultata soccombente e del 40% sulla restante parte.
Le controversie relative esclusivamente alle sanzioni collegate ai tributi cui si riferiscono possono definirsi in via agevolata senza il pagamento di alcun importo a titolo di sanzioni qualora il rapporto relativo ai tributi sia stato definito, anche con modalità diverse dalla definizione in commento. In tali casi la lite si definisce senza versare alcun importo, con la sola presentazione della domanda di definizione entro il 30 giugno 2023.

Perfezionamento della definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti

La definizione agevolata si perfeziona con la presentazione di una domanda di definizione e con il pagamento eseguito, entro il 30 giugno 2023, dell’integrale importo dovuto per ciascuna controversia autonoma.
Qualora gli importi dovuti superino i mille euro è ammesso il pagamento rateale, in un massimo di 20 rate trimestrali di pari importo. Le rate trimestrali vanno versate entro il 30 giugno, 30 settembre, 20 dicembre e 31 marzo di ciascun anno. Sulle rate successive alla prima si applicano gli interessi legali calcolati dalla data del versamento della prima rata. Per il pagamento previsto ai fini della definizione agevolata è esclusa la compensazione. Nel caso di versamento rateale, la definizione si perfeziona con la presentazione della domanda e con il pagamento degli importi dovuti con il versamento della prima rata entro il termine del 30 giugno 2023. Se non ci sono importi da versare la definizione si perfeziona con la presentazione della domanda.
In caso di inadempimento nei pagamenti rateali trovano applicazione le disposizioni di cui all’art. 15-ter del Dpr n. 602/1973.
Ai fini della definizione agevolata, dagli importi dovuti si scomputano quelli già versati. La definizione agevolata non può mai dar luogo alla restituzione delle somme già versate ancorché eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione.

Effetti del perfezionamento della definizione agevolata

Con il perfezionamento della definizione agevolata questa prevale rispetto ad eventuali sentenze depositate e non passate in giudicato alla data del 1°gennaio 2023. Tali sentenze cessano di costituire titolo per eventuali rimborsi o sgravi.
La definizione si applica alle controversie per le quali alla data della presentazione della domanda non si sia ancora formato il giudicato. Pertanto, nel caso di controversia innanzi alla Suprema Corte per la quale il contribuente non abbia chiesto la sospensione del processo, si ritiene che la domanda di definizione presentata dopo l’eventuale deposito della sentenza di cassazione senza rinvio non possa produrre alcun effetto sull’efficacia della pronuncia oramai definitiva.

Sospensione dei giudizi

Le controversie tributarie definibili non sono sospese, salvo che il contribuente faccia apposita richiesta al giudice, dichiarando di volersi avvalere della definizione agevolata in esame. In tal caso il processo è sospeso fino al 10 luglio 2023.
Ferma restando la sospensione della controversia fino al 10 luglio, condizionata alla richiesta della definizione agevolata, si pone in capo al contribuente l’obbligo di depositare, entro la stessa data, la domanda di definizione e la prova del versamento degli importi dovuti o della prima rata.
Nelle controversie pendenti in ogni stato e grado il processo è dichiarato estinto con decreto del Presidente della sezione o con ordinanza in camera di consiglio se è stata fissata la data della decisione. Le spese del processo restano a carico della parte che le ha anticipate. Per le controversie tributarie definibili, i termini di impugnazione delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione, nonché per la proposizione del controricorso in Cassazione, che scadono tra il 1°gennaio 2023 e il 31 luglio 2023, sono sospesi per 9 mesi.
Dalla sospensione automatica sono, invece, esclusi tutti gli altri termini processuali.

Diniego della definizione agevolata

Alle Entrate spetta il compito di verificare la regolarità della domanda e la ricorrenza dei presupposti per la validità della definizione. L’eventuale diniego della definizione agevolata deve essere notificato entro il 31 luglio 2024. Il diniego è impugnabile entro 60 giorni dalla notificazione.

Conciliazione agevolata delle controversie tributarie

La conciliazione agevolata delle controversie tributarie costituisce una particolare ipotesi di conciliazione fuori udienza, con un abbattimento delle sanzioni maggiorato rispetto alla disciplina a regime e con una rateazione in 5 anni.
Trova applicazione in alternativa alla definizione agevolata delle controversie tributarie e riguarda le liti pendenti al 1°gennaio 2023 innanzi alle Corti di giustizia tributaria di primo e di secondo grado, in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, aventi ad oggetto atti impositivi. La disposizione non riguarda invece le liti concernenti il recupero di crediti tributari sorti in uno Stato estero in quanto trattasi di tributi amministrati da un altro Stato, rispetto ai quali il fisco non è ente creditore.
Sono escluse le controversie concernenti le risorse proprie della Ue, l’Iva riscossa all’importazione e quelle concernenti le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato. La lite può essere definita sottoscrivendo entro il 30 giugno 2023 un accordo conciliativo in base al quale le parti depositano in giudizio una ‘istanza congiunta’ per la definizione totale o parziale della controversia.
La conciliazione si perfeziona con la sottoscrizione dell’accordo in cui sono indicate le somme dovute con i termini e le modalità di pagamento. L’accordo costituisce titolo per la riscossione delle somme dovute all’ente impositore e per il pagamento delle somme dovute al contribuente.
Con la conciliazione agevolata si applicano le sanzioni ridotte ad 1/18 del minimo di legge, degli interessi e degli eventuali accessori. In caso di conciliazione, le sanzioni sono applicate nella misura del 40% del minimo di legge in primo grado di giudizio e nella misura del 50% del minimo di legge in secondo grado di giudizio.
Il versamento delle somme dovute o, in caso di rateizzazione, della prima rata, va effettuato entro 20 giorni dalla data di sottoscrizione dell’accordo conciliativo. Si applica la disciplina della dilazione degli importi dovuti a seguito di accertamento con adesione, con un massimo di 20 rate trimestrali di pari importo da versare entro l’ultimo giorno di ciascun trimestre successivo al pagamento della prima rata. Sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi legali calcolati dal giorno successivo al termine per il versamento della prima rata. Non è ammesso il pagamento tramite compensazione.
In caso di mancato pagamento delle somme dovute o di una delle rate entro il termine di pagamento della rata successiva, si decade dal beneficio riguardante l’applicazione delle sanzioni in misura ridotta e il competente ufficio provvede all’iscrizione a ruolo delle residue somme dovute a titolo di imposta, interessi e sanzioni, nonché della sanzione di cui all’art. 13 Dlgs n. 471/1997, aumentata della metà e applicata sul residuo importo dovuto a titolo di imposta.

Rinuncia agevolata dei giudizi tributari pendenti innanzi alla Corte di cassazione

La rinuncia al ricorso per cassazione a seguito di definizione in via transattiva fra le parti di tutte le pretese azionate in giudizio, con conseguente applicazione delle sanzioni in misura ridotta, è applicabile in alternativa alla definizione agevolata delle controversie tributarie. Concerne le controversie pendenti in Cassazione al 1°gennaio 2023 in cui è parte l’Agenzia delle Entrate aventi ad oggetto atti impositivi.
Anche in questo caso la misura non si applica alle controversie concernenti il recupero di crediti tributari sorti in uno Stato estero.
Condizione preliminare per l’esercizio della rinuncia da parte del ricorrente è la definizione di un accordo tra le Entrate e il contribuente su tutte le pretese azionate in giudizio, con conseguente abbattimento delle sanzioni.
La definizione transattiva si perfeziona con la sottoscrizione dell’accordo e il versamento integrale in un’unica soluzione delle somme dovute per imposte, sanzioni ridotte, interessi entro 20 giorni dalla sottoscrizione. Con la definizione in via transattiva il beneficio si articola nella riduzione delle sanzioni a 1/18 del minimo di legge.
È esclusa l’applicabilità della compensazione, nonché la restituzione delle somme già versate ancorché eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione.

Regolarizzazione degli omessi pagamenti di rate dovute a seguito di acquiescenza, accertamento con adesione, reclamo o mediazione e conciliazione giudiziale

Con riferimento ai tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate è possibile regolarizzare l’omesso o carente versamento:

  1. delle rate successive alla prima relative alle somme dovute a seguito di accertamento con adesione o di acquiescenza degli avvisi di accertamento e degli avvisi di rettifica e di liquidazione, nonché a seguito di reclamo o mediazione, scadute al 1° gennaio 2023 e per le quali non siano stati ancora notificati la cartella di pagamento o l’atto di intimazione;
  2. degli importi, anche rateali, relativi alle conciliazioni, scaduti alla data di entrata in vigore della manovra 2023 e per i quali non siano stati ancora notificati la cartella di pagamento o l’atto di intimazione.
In entrambe le ipotesi la regolarizzazione degli omessi pagamenti avviene mediante il versamento integrale della sola imposta.
La regolarizzazione comporta il versamento dell’imposta dovuta e si perfeziona con il pagamento dell’intero importo entro il 31 marzo 2023 oppure tramite il versamento di un numero massimo di 20 rate trimestrali di pari importo, la cui prima rata deve essere corrisposta entro il 31 marzo 2023.
Sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi legali calcolati dal giorno successivo al termine per il versamento della prima rata. La definizione si perfeziona con il pagamento integrale del dovuto, a prescindere dal pagamento rateale.
Per accedere alla definizione di cui trattasi la cartella di pagamento o l’atto di definizione non devono essere stati notificati prima del versamento integrale delle somme dovute a seguito della predetta definizione del pagamento della prima rata, in caso di pagamento rateale, posto che, per tale condizione, la disposizione non fa esplicito riferimento alla data di entrata in vigore della legge di Bilancio.
Ai fini della regolarizzazione è esclusa la possibilità di procedere alla compensazione. Il mancato perfezionamento della regolarizzazione in parola comporta che l’ufficio procede all’iscrizione a ruolo dei residui importi dovuti a titolo di imposta, interessi e sanzioni.

Stralcio dei debiti fino a 1.000 euro affidati agli agenti della riscossione dal 1°gennaio 2000 al 31 dicembre 2015

La manovra 2023 prevede un nuovo stralcio dei debiti affidati agli agenti della riscossione, riproponendo una misura analoga a quelle adottate in precedenza che restano in vigore per i debiti ivi contemplate.
Diversamente dal passato, tuttavia, l’annullamento automatico opera diversamente, in funzione della tipologia di ente creditore che ha affidato il carico all’agente della riscossione. Sono automaticamente annullabili i debiti fino a 1.000 euro, relativi ai carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1°gennaio 2000 al 31 dicembre 2015 dalle amministrazioni statali, dalle agenzie fiscali e dagli enti pubblici previdenziali, anche se già inclusi nella rottamazione-ter o nel saldo e stralcio.
Tale annullamento ha ad oggetto l’importo residuo del debito calcolato al momento dell’entrata in vigore della legge di Bilancio 2023 e comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati dalle predette amministrazioni agli agenti della riscossione nel periodo 2000-2015.
Per consentire il discarico senza oneri amministrativi a carico dell’ente creditore e l’eliminazione dalle relative scritture patrimoniali, l’agente della riscossione dovrà trasmettere allo stesso ente, entro il 30 giugno 2023, l’elenco delle quote annullate. In merito alle somme eventualmente già versate con riferimento ai debiti oggetto di annullamento, viene previsto che quelle corrisposte prima del 31 marzo 2023 restano definitivamente acquisite.
Per quanto riguarda le spese per le procedure esecutive e le spese di notificazione della cartella di pagamento relative alle quote, erariali e non, si prevede, ai fini del loro rimborso che l’agente della riscossione presenti, entro il 30 settembre 2023, sulla base dei crediti risultanti dal proprio bilancio al 31 dicembre 2022 apposita richiesta al Mef.
In ogni caso, l’annullamento dei debiti fino a 1.000 euro non si applica ai debiti relativi ai carichi recanti:

  • le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato;
  • i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;
  • le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna;
  • le risorse proprie tradizionali del Consiglio europeo;
  • l’Iva riscossa all’importazione.
Con riferimento, poi, ai carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2015 da tutti gli enti creditori diversi dalle amministrazioni statali, dalle agenzie fiscali e dagli enti pubblici previdenziali, viene disposto che, in merito ai debiti di importo residuo fino a 1.000 euro, lo stralcio opererà esclusivamente per le somme da corrispondere a titolo di interessi per ritardata iscrizione a ruolo, sanzioni e interessi di mora e non per il capitale e le somme maturate alla predetta data a titolo di rimborso delle spese per le procedure esecutive e di notificazione della cartella di pagamento, che resteranno, invece, per intero dovuti.
Per quanto riguarda le sanzioni amministrative, comprese le multe si prevede che l’annullamento parziale troverà applicazione limitatamente agli interessi e non investirà le predette sanzioni e le somme maturate a titolo di rimborso delle spese per le procedure esecutive e di notificazione della cartella di pagamento, che resteranno dovute per intero. L’applicazione dello stralcio è tuttavia rimessa alla volontà degli enti creditori che possono deliberare di non applicare ai loro crediti le misure della manovra e, quindi, di evitare l’annullamento automatico ivi previsto.

Definizione agevolata dei carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1°gennaio 2000 al 30 giugno 2022

La legge di Bilancio 2023 ha introdotto una nuova procedura di rottamazione, prevedendo che possano essere definiti in modo agevolato i debiti risultanti dai carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1°gennaio 2000 al 30 giugno 2022.
La disciplina dettata per la nuova definizione agevolata riproduce parzialmente quella prevista per le precedenti definizioni.
In merito al perimetro dei carichi definibili, occorre tener presente che l’applicazione della nuova definizione agevolata ai carichi affidati agli agenti della riscossione dagli enti potrà operare soltanto qualora i predetti enti si pronuncino in tal senso adottando apposita delibera entro il 31 gennaio 2023.
Per fruire della definizione, il debitore deve:

  • presentare, entro il 30 aprile 2023, la dichiarazione con la quale manifesta la volontà di aderire alla stessa definizione, indicando anche il numero di rate (massimo 18) con cui intende effettuare il pagamento degli importi dovuti;
  • pagare le somme dovute a titolo di capitale e quelle maturate a titolo di rimborso delle spese per le procedure esecutive e di notificazione della cartella di pagamento, senza corrispondere: le sanzioni comprese nei carichi, gli interessi di mora le c.d. sanzioni civili nonché gli interessi iscritti a ruolo e le somme maturate a titolo di aggio; limitatamente alle sanzioni amministrative, incluse le multe stradali, gli interessi e le somme maturate a titolo di aggio. A differenza delle prime 3 rottamazioni quest’ultima si estende a tutte le sanzioni amministrative, anche quelle diverse dalle violazioni tributarie. Versando le somme dovute a titolo di sanzione, il debitore potrà beneficiare dell’abbattimento degli interessi.
Per avvalersi della definizione devono, invece, essere corrisposte le somme dovute a titolo di capitale e quelle maturate a titolo di rimborso delle spese per le procedure esecutive e di notificazione della cartella di pagamento. Tali somme possono essere versate in unica soluzione entro il 31 luglio 2023 ovvero in un numero massimo di 18 rate, di pari importo, con interessi al 2% annuo a decorrere dal 1°agosto 2023.
La prima e la seconda rata, scadenti rispettivamente il 31 luglio e il 30 novembre 2023, di importo pari al 10% delle somme complessivamente dovute. Le restanti 16 rate, di pari ammontare, scadenti il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2024.
Il pagamento degli importi dovuti può avvenire con domiciliazione sul conto corrente o mediante moduli di pagamento precompilati che l’agente della riscossione deve allegare alla comunicazione. Possibile anche il pagamento presso gli sportelli dell’agente della riscossione.
Il mancato, tardivo o insufficiente versamento, superiore a 5 giorni, dell’unica rata o di una di quelle previste determina l’inefficacia della definizione e fa sì che riprendono a decorrere i termini di prescrizione e decadenza per il recupero dei carichi oggetto della dichiarazione. Inoltre i versamenti effettuati sono considerati acconti di quanto dovuto e non determinano l’estinzione del debito, di cui, l’agente della riscossione dovrà riprendere l’attività di recupero del residuo.
Il mancato o tardivo versamento del dovuto a titolo di definizione non determina, invece, la preclusione della possibilità di rateizzare il debito per il quale si è determinata l’inefficacia della stessa definizione.
Per quanto concerne le somme da versare a titolo di definizione in caso di precedenti pagamenti parziali si deve tener conto esclusivamente dell’importo già versato a titolo di capitale e a titolo di rimborso spese per le procedure esecutive e di notificazione della cartella di pagamento.
Le somme relative ai debiti definibili, versate a qualsiasi titolo, anche anteriormente alla definizione, restano acquisite e non sono rimborsabili.
Anche nella nuova definizione si prevede, inoltre, che il debitore che abbia già versato le somme dovute per la definizione, deve comunque dichiarare la volontà di aderire alla nuova definizione per beneficiare degli effetti estintivi del debito.
L’agente della riscossione è tenuto a comunicare all’interessato, entro il 30 giugno 2023, l’ammontare complessivo delle somme dovute per la definizione e di quello delle singole rate, con le relative scadenze. Inoltre deve trasmettere agli enti creditori, entro il 31 dicembre 2028, anche online, l’elenco dei debitori che hanno esercitato la facoltà di definizione. Solo a seguito della presentazione della dichiarazione di adesione alla definizione:
  • sono sospesi i termini di prescrizione e decadenza per il recupero dei carichi oggetto della dichiarazione stessa;
  • non possono essere iscritti nuovi fermi e nuove ipoteche;
  • non possono essere avviate nuove procedure esecutive e quelle pendenti non possono essere proseguite;
  • il debitore non è considerato inadempiente.
Con il pagamento, invece, della prima o unica rata delle somme dovute a titolo di definizione si determina l’estinzione delle procedure esecutive precedentemente avviate.
Relativamente agli effetti della definizione sui provvedimenti di rateizzazione si prevede che: a seguito della presentazione della dichiarazione di adesione, sono sospesi, fino alla scadenza della prima o unica rata delle somme dovute a titolo di definizione, gli obblighi di versamento dei piani rateali in essere alla data di presentazione della dichiarazione ; alla data del 31 luglio 2023 le dilazioni sospese sono automaticamente revocate.
Similmente a quanto previsto per le precedenti rottamazioni la manovra 2023 stabilisce che alle somme occorrenti per aderire alla definizione, oggetto di procedura concorsuale, nonché in tutte le procedure di composizione negoziale della crisi d’impresa si applica la disciplina dei crediti prededucibili.
Anche per i debiti relativi ai carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2017 viene riconosciuta la possibilità di avvalersi della nuova misura agevolativa. Questo, anche se già inseriti in precedenti dichiarazioni (rottamazione, rottamazione bis, ter, saldo e stralcio). Il legislatore non ha previsto, con riferimento ai carichi inseriti in precedenti definizioni, né una forma di ‘transito automatico’ nella nuova definizione, né uno slittamento dei termini di pagamento stabiliti ai fini delle precedenti definizioni. Nondimeno è stata riconosciuta, anche con riferimento a debiti relativi a carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2017 già oggetto di una definizione inefficace, la possibilità di accedere alla nuova agevolazione. Il debitore, pertanto, anche se incorso nell’inefficacia di precedenti definizioni, potrà avvalersi della nuova definizione per il residuo importo ancora dovuto, presentando la dichiarazione entro il termine del 30 aprile 2023, beneficiando della sospensione e versando le somme dovute con le modalità e alle scadenze previste.
Con riferimento a quanto versato per i precedenti istituti agevolativi, ai fini della determinazione degli importi da pagare per la nuova definizione, si terrà conto esclusivamente dell’importo corrisposto a titolo di capitale e a titolo di rimborso spese per le procedure esecutive e di notifica della cartella di pagamento. È comunque escluso il rimborso delle somme già pagate relative ai debiti definibili.


(Vedi circolare n. 2 del 2023)
Credito d’imposta a favore delle imprese in relazione ai maggiori oneri sostenuti per l’acquisto di luce e gas nel mese di dicembre 2022 - istituzione del codice tributo per l’utilizzo in compensazione dei crediti d’imposta acquistati dai cessionari

Il decreto legge Aiuti-quater ha introdotto delle agevolazioni, nella forma del credito d’imposta, per compensare parzialmente i maggiori costi sostenuti dalle imprese per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale nel mese di dicembre 2022. I crediti d’imposta in parola vengono utilizzati in compensazione oppure ceduti per intero a soggetti terzi.
Per consentire ai beneficiari originari l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, di questi crediti d’imposta l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 72/E del 12 dicembre 2022, ha istituito una serie di codici tributo.
Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, con un provvedimento del 26 gennaio 2023, ha esteso le disposizioni del provvedimento del 30 giugno 2022 relative alla cessione e alla tracciabilità dei crediti d’imposta riconosciuti in relazione agli oneri sostenuti per l’acquisto di prodotti energetici.
Per consentire ai cessionari di utilizzare i crediti in compensazione tramite mod. F24, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 2/E del 30 gennaio 2023, ha istituito i seguenti codici tributo:

  • ‘7742’ denominato ‘CESSIONE CREDITO - credito d’imposta a favore delle imprese energivore (dicembre 2022) - art. 1 Dl n. 176/2022’;
  • ‘7743’ denominato ‘CESSIONE CREDITO - credito d’imposta a favore delle imprese a forte consumo gas naturale (dicembre 2022) - art. 1 Dl n. 176/2022’;
  • ‘7744’ denominato ‘CESSIONE CREDITO - credito d’imposta a favore delle imprese non energivore (dicembre 2022) - art. 1 Dl n. 176/2022’;
  • ‘7745’ denominato ‘CESSIONE CREDITO - credito d’imposta a favore delle imprese diverse da quelle a forte consumo gas naturale (dicembre 2022) - art. 1 Dl n. 176/2022’.

(Vedi risoluzione n. 2 del 2023)
Definizione agevolata delle somme dovute a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni
PREMESSA

Per supportare i contribuenti, pressati dalla crisi economica dovuta alla pandemia e all’aumento dei prezzi dei prodotti energetici, la manovra 2023 ha previsto la possibilità di definire in modo agevolato le somme dovute a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni, riducendo gli oneri a loro carico ed estendendo la portata dei piani di rateazione degli importi da corrispondere.

Il controllo automatizzato delle dichiarazioni rappresenta una delle metodologie di verifica della regolarità degli adempimenti posti in essere dai contribuenti.

Attraverso le procedure automatizzate l’Agenzia delle Entrate effettua specifici controlli finalizzati a correggere gli errori materiali e di calcolo commessi nella compilazione delle dichiarazioni. I controlli automatizzati verificano che le imposte indicate in dichiarazione siano state correttamente liquidate e che i relativi versamenti siano stati effettuati in misura congrua e tempestiva.

Qualora dai controlli automatizzati emerga un’imposta da versare o una maggiore imposta dovuta, l’esito della liquidazione è comunicato al contribuente o all’intermediario che ha trasmesso la dichiarazione in esame.

La comunicazione degli esiti della liquidazione costituisce un invito a fornire chiarimenti e a sanare le irregolarità riscontrate. Entro 30 giorni dalla comunicazione delle irregolarità, il contribuente può regolarizzare la propria posizione versando la somma richiesta, oppure può chiedere il riesame degli esiti segnalando alle Entrate gli elementi non considerati o erroneamente valutati in fase di liquidazione.

Il mancato pagamento entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione originaria comporta l’iscrizione a ruolo degli importi dovuti, senza riduzione delle sanzioni.

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 1/E del 13 gennaio 2023, fornisce chiarimenti in merito alle modalità applicative della presente definizione agevolata.

Definizione agevolata delle somme dovute a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni per i periodi d’imposta 2019, 2020 e 2021

Le somme dovute a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni, relative ai periodi d’imposta in corso al 31 dicembre degli anni 2019, 2020 e 2021, richieste al contribuente per mezzo delle comunicazioni di irregolarità, possono essere oggetto di definizione agevolata, consistenti nella riduzione al 3% delle sanzioni dovute sulle imposte non versate o corrisposte in ritardo.

Rientrano nella definizione agevolata: le comunicazioni per le quali il termine di pagamento non è ancora scaduto alla data di entrata in vigore della legge di Bilancio 2023, ossia le comunicazioni già recapitate per le quali, alla stessa data, non è ancora scaduto il termine di 30 giorni per il pagamento delle somme dovute o della prima rata; le comunicazioni recapitate successivamente alla medesima data di entrata in vigore della legge di Bilancio 2023.

Per effetto della definizione agevolata, le imposte, i contributi previdenziali, gli interessi e le somme aggiuntive sono dovuti per intero, mentre le sanzioni sono ricalcolate nella misura del 3% delle imposte non versate o versate in ritardo.

Per beneficiare della definizione agevolata è necessario che le somme dovute, con sanzioni ridotte al 3%, siano versate, in unica soluzione, entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione originaria. In caso di opzione per il pagamento rateale, la prima rata deve essere versata entro il predetto termine di 30 giorni e le rate diverse dalla prima devono essere versate entro l’ultimo giorno di ciascun trimestre successivo, con i relativi interessi di rateazione.

I benefici della definizione agevolata sono conservati anche nelle ipotesi di lieve inadempimento, salva l’applicazione delle sanzioni per la carenza e/o il ritardo.

In caso di omesso o tardivo pagamento del dovuto, oltre i limiti del lieve inadempimento, la definizione non produce effetti e si applicano le ordinarie disposizioni in materia di sanzioni e riscossione. Si procede, quindi, all’iscrizione a ruolo degli importi dovuti, con sanzioni in misura piena.

Definizione agevolata delle rateazioni in corso al 1°gennaio 2023

La definizione agevolata prevista dalla manovra 2023 interessa anche le rateazioni in corso al 1°gennaio 2023. Per rateazioni in corso al 1°gennaio 2023 si intendono le rateazioni regolarmente intraprese in anni precedenti per le quali, alla medesima data, non si è verificata alcuna causa di decadenza. L’agevolazione consiste nella rideterminazione delle sanzioni in misura pari al 3% dell’imposta che residua dopo aver considerato i versamenti rateali eseguiti fino al 31 dicembre 2022. Pertanto, la definizione agevolata si realizza con il pagamento degli importi residui a titolo di imposte, contributi previdenziali, interessi e somme aggiuntive, nonché con il pagamento delle sanzioni calcolate nella misura del 3% delle residue imposte non versate o versate in ritardo.

Condizione necessaria per beneficiare della riduzione sanzionatoria è che il pagamento rateale prosegua, senza soluzione di continuità, secondo le scadenze previste dall’originario piano di rateazione, ovvero, nei casi di importo originario non superiore a 5 mila euro, usufruendo dell’estensione fino a 20 rate.

In caso di mancato pagamento, anche parziale, alle prescritte scadenze, tale da determinare la decadenza della rateazione, la definizione non produce alcun effetto e si applicano le ordinarie disposizioni in materia di sanzioni e riscossione.

Estensione dei piani di rateazione

In merito alla rateazione delle somme dovute a seguito di controlli automatizzati e formali delle dichiarazioni la legge di Bilancio 2023 modifica la disciplina in base alla quale le somme dovute potevano essere versate in un numero massimo di 8 rate trimestrali di pari importo, ovvero, se superiori a 5 mila euro, in un numero massimo di 20 rate trimestrali di pari importo.

Allo scopo di uniformare il numero massimo di rate in cui può essere suddiviso il pagamento dei debiti emergenti dal controllo delle dichiarazioni, a prescindere dall’ammontare dei debiti stessi, viene prevista la soppressione delle parole ‘in un numero massimo di 8 rate trimestrali di pari importo ovvero, se superiori a 5 mila euro’. Ne consegue che, indipendentemente dall’importo della comunicazione, il contribuente può sempre optare per il pagamento delle somme dovute fino ad un numero massimo di 20 rate trimestrali di pari importo.

Tale disposizione si applica, oltre che alle rateazioni non ancora iniziate, anche a tutte le rateazioni in corso al 1°gennaio 2023. Di conseguenza, tutti i piani rateali attualmente in corso relativi a debiti di importo non superiore a 5 mila euro possono essere estesi fino a un massimo di 20 rate trimestrali.

Altre disposizioni

La manovra prevede che le somme versate fino a concorrenza dei debiti definibili in base ai commi da 153 a 159, anche anteriormente alla definizione, restano definitivamente acquisite e non sono rimborsabili. Sempre la legge di Bilancio 2023 proroga di un anno i termini decadenziali per la notifica delle cartelle di pagamento riferite alle somme dovute a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni relative al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019.


(Vedi circolare n.1 del 2023)
Rimessione in termini dei versamenti tributari sospesi per le società e gli enti sportivi, in scadenza il 22 dicembre 2022

La legge di Bilancio 2023, approvata dalla Camera dei Deputati lo scorso 24 dicembre, contiene disposizioni sulla rimessione in termini dei versamenti di alcuni tributi, sospesi per gli enti di promozione sportiva e le associazioni e società sportive professionistiche e dilettantistiche che hanno domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nel territorio dello Stato e operano nell’ambito di competizioni sportive in corso di svolgimento.

I tributi in parola sono quelli scaduti il 22 dicembre 2022, in relazione ai quali l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 80/E del 27 dicembre 2022, fornisce le istruzioni per la compilazione del mod. F24.

I versamenti delle ritenute alla fonte, comprensive di quelle relative alle addizionali regionali e comunali e dell’Iva dovranno essere effettuati dai soggetti interessati, tramite mod. F24, utilizzando i codici tributo ordinari e indicando i periodi di riferimento originari entro il prossimo 29 dicembre ovvero in 60 rate di pari importo, con scadenza delle prime tre rate entro la stessa data e delle successive rate mensili entro l’ultimo giorno di ciascun mese a decorrere da gennaio 2023.

In caso di pagamento rateale è dovuta una maggiorazione del 3% degli importi complessivamente dovuti, che dovrà essere versata per l’intero importo contestualmente alla prima rata utilizzando il codice tributo ‘1668’ e indicando l’anno di riferimento ‘2022’.


(Vedi risoluzione n. 80 del 2022)
Istituzione del codice tributo per l’utilizzo del credito d’imposta in favore delle attività di trasporto di passeggeri per navi minori in acque lagunari

Il decreto legge n. 103/2021, convertito con modificazioni dalla legge n. 125/2021, ha riconosciuto a favore delle imprese concessionarie di beni del demanio marittimo e della navigazione interna funzionali all’esercizio dell’attività di trasporto di passeggeri con navi minori in acque lagunari, per l’anno 2022, un credito d’imposta nella misura del 60% dell’ammontare del canone dovuto per tale anno per le concessioni medesime.

Il credito d’imposta in parola è utilizzabile esclusivamente in compensazione, in un’unica quota annuale e l’eventuale quota residua non è riportabile agli anni successivi.

Il decreto interministeriale Min. Infrastrutture-Mef del 7 giugno 2022 ha stabilito le disposizioni attuative del predetto credito d’imposta. In particolare ha previsto che ai fini dell’utilizzo in compensazione, il modello F24 sia presentato esclusivamente tramite i servizi telematici delle Entrate.

Inoltre, lo stesso decreto interministeriale prevede che al min. delle Infrastrutture spetta il compito di trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate l’elenco delle imprese concessionarie ammesse a fruire dell’agevolazione e l’importo del credito concesso.

Tramite il cassetto fiscale ciascun beneficiario può visualizzare l’ammontare dell’agevolazione fruibile.

Ciò premesso, per consentire l’utilizzo in compensazione della suddetta agevolazione, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 78/E del 16 dicembre 2022, ha istituito il codice tributo ‘6999’ denominato ‘credito d’imposta in favore delle attività di trasporto di passeggeri con navi minori in acque lagunari - articolo 2-bis del decreto legge n. 103/2021’.


(Vedi risoluzione n. 78 del 2022)
Istituzione del codice tributo per l’utilizzo del credito d’imposta a favore delle imprese editrici di quotidiani e periodici per la distribuzione delle testate edite

Il decreto legge Sostegni-bis all’articolo 67 ha previsto il riconoscimento di un credito d’imposta a favore delle imprese editrici di quotidiani e periodici che stipulano accordi tesi a garantire la sostenibilità della diffusione della stampa. Il credito d’imposta è pari al 30% della spesa sostenuta nel 2020 per la distribuzione delle testate edite, comprese le spese di trasporto.

Sempre il decreto Sostegni-bis stabilisce che il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione.

Il Dpcm del 26 ottobre 2021 ha previsto le disposizioni applicative del predetto credito d’imposta. Ai fini della fruizione dello stesso il mod. F24 deve essere presentato tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, pena lo scarto dell’operazione.

Al Dipartimento per l’informazione e l’editoria spetta il compito di comunicare telematicamente alle Entrate l’elenco dei soggetti ammessi a fruire dell’agevolazione e l’importo del credito concesso, nonché le eventuali variazioni e revoche.

Attraverso il cassetto fiscale ciascun beneficiario ha la possibilità di visualizzare l’ammontare dell’agevolazione fruibile in compensazione.

Per consentire l’utilizzo in compensazione della suddetta agevolazione, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 79/E del 22 dicembre 2022, ha istituito il codice tributo ‘6998’ denominato ‘credito d’imposta per la distribuzione delle testate edite a favore delle imprese editrici di quotidiani e periodici - art. 67, comma 1, del Dl n. 73/2021’.


(Vedi risoluzione n. 79 del 2022)
Istituzione del codice tributo per il versamento dell’imposta di consumo per i prodotti che contengono nicotina

Sono assoggettati ad imposta di consumo nella misura pari a 22 euro per chilogrammo i prodotti diversi dai tabacchi lavorati sottoposti ad accisa, contenenti nicotina e preparati allo scopo di consentire, senza combustione e senza inalazione, l’assorbimento di tale sostanza da parte dell’organismo.

L’Agenzia delle Dogane, delle Accise e dei Monopoli ha chiesto l’istituzione di un codice tributo per il versamento, mediante mod. F24 Accise, della citata imposta di consumo per i prodotti che contengono nicotina.

Tanto premesso, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 75/E del 14 dicembre 2022, ha istituito il codice tributo ‘5483’ denominato ‘Imposta di consumo per i prodotti che contengono nicotina di cui all’articolo 62-quater 1, comma 1, del decreto legislativo 26 ottobre 1995 n. 504’.


(Vedi risoluzione n. 75 del 2022)
Istituzione del codice tributo per il versamento delle sanzioni amministrative dovute dai trasgressori in materia di accise e imposta di consumo del settore tabacchi

L’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli ha chiesto l’istituzione di un codice tributo per il versamento, mediante il modello F24 Accise, delle sanzioni amministrative dovute dai trasgressori in materia di accise e imposta di consumo del settore tabacchi.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 76/E del 14 dicembre 2022, ha istituito il codice tributo ‘5482’ denominato ‘Sanzioni amministrative dovute dai trasgressori in materia di accise e imposta di consumo del settore tabacchi di cui all’articolo 61, comma 4, del decreto legislativo 26 ottobre 1995 n. 504’.


(Vedi risoluzione n. 76 del 2022)
Superbonus per acquisto di ‘case antisismiche’ - Sconto in fattura a condizione di ‘maturazione del credito’ entro il 30 giugno 2022

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 77/E del 15 dicembre 2022, fornisce chiarimenti in merito all’applicazione della detrazione spettante in caso di acquisto di unità immobiliari demolite e ricostruite con una riduzione del rischio sismico ad una o due classi di rischio inferiore nella misura più elevata del 110%.

Grazie al decreto Rilancio, infatti, la detrazione è stata elevata al 110% per le spese sostenute da persone fisiche che hanno acquistato immobili residenziali dal 1°luglio 2020 al 30 giugno 2022.

Per beneficiare del Superbonus, ovvero del 110%, per l’acquisto di case antisismiche, è necessario che i requisiti sussistano nel periodo di vigenza della norma. Dunque, occorre che l’atto di acquisto dell’immobile oggetto degli interventi sia stipulato entro il termine previsto dalla legge. Inoltre, gli acquirenti possono fruire del Superbonus per gli acconti pagati dal 1°luglio 2020, in applicazione del principio di cassa, a patto che il preliminare di acquisto sia registrato e che il rogito sia stipulato entro il predetto termine di vigenza.

In alternativa alla detrazione nella dichiarazione dei redditi, l’acquirente ha la possibilità di optare per un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, fino ad un massimo pari al corrispettivo stesso, anticipato dal fornitore che ha effettuato i lavori e da quest’ultimo recuperato sotto forma di credito d’imposta (sconto in fattura); oppure, gli acquirenti possono optare per la cessione del credito d’imposta di importo corrispondente alla detrazione ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari.

A seguito delle modifiche apportate al decreto Rilancio, è possibile fruire del Superbonus anche per gli acquisti effettuati dopo il 30 giugno 2022, ma comunque entro il 31 dicembre 2022, qualora alla suddetta data del 30 giugno 2022:

  • sia stato stipulato il contratto preliminare di acquisto regolarmente registrato;
  • siano stati versati acconti mediante il meccanismo dello sconto in fattura e maturato il relativo credito d’imposta;
  • sia stata ottenuta la dichiarazione di ultimazione lavori;
  • siano stati ottenuti il collaudo dei lavori e l’attestazione del collaudatore statico che asseveri il raggiungimento della riduzione del rischio sismico;
  • l’immobile sia stato accatastato almeno in categoria F/4.

Questi requisiti devono ricorrere congiuntamente perché la mancanza anche di uno solo non consente l’applicazione del Superbonus per gli acquisti effettuati dal 1°luglio al 31 dicembre 2022, ferma restando la possibilità di fruire della detrazione del 75% o dell’85% per gli acquisti effettuati entro il 31 dicembre 2024.

Il dubbio rappresentato nel documento di prassi amministrativa riguarda la verifica del rispetto delle condizioni che, ‘al 30 giugno 2022’, l’acquirente/beneficiario del Superbonus abbia versato ‘acconti mediante il meccanismo dello sconto in fattura e maturato il relativo credito d’imposta’ e, nello specifico, se con la locuzione ‘credito maturato’ si debba intendere che tale condizione si verifichi solo a seguito dell’invio della prevista comunicazione di esercizio dell’opzione, non bastando, alla sottoscrizione del preliminare di acquisto, il pagamento dell’acconto con l’emissione della fattura contenente l’indicazione dello ‘sconto’.

In merito la circolare osserva che, ai fini dell’individuazione del periodo d’imposta cui imputare le spese, occorre fare riferimento, per le persone fisiche e gli enti non commerciali, al criterio di cassa e, quindi, alla data dell’effettivo pagamento, indipendentemente dalla data di avvio dei lavori cui i pagamenti si riferiscono. In caso di sconto in fattura, si può fare riferimento alla data di emissione della fattura da parte del fornitore.

Alla predetta data, dunque, le spese si intendono sostenute per l’acquirente/beneficiario in capo al quale matura il diritto alla detrazione.

A fronte dello ‘sconto’ praticato, al fornitore è riconosciuto un credito d’imposta pari alla detrazione spettante da utilizzare in compensazione, con la stessa ripartizione in quote annuali con la quale sarebbe stata utilizzata la detrazione, a decorrere dal giorno 10 del mese successivo alla corretta ricezione della Comunicazione dei dati concernenti la predetta cessione all’Agenzia delle Entrate e, comunque, non prima del 1°gennaio dell’anno successivo a quello di sostenimento delle spese; in alternativa all’utilizzo diretto, a decorrere dal giorno 10 del mese successivo alla corretta ricezione della predetta Comunicazione, i cessionari e i fornitori possono cedere i crediti d’imposta ad altri soggetti.

Pertanto, essendo rilevante il sostenimento delle spese in capo all’acquirente/beneficiario della detrazione che, in caso di sconto in fattura coincide con l’emissione della stessa, è possibile fruire del Superbonus anche nel caso di acquisto di ‘case antisismiche’ entro il 31 dicembre 2022 qualora, entro il 30 giugno 2022, sia stata emessa la fattura relativa al pagamento di acconti a seguito della stipula del preliminare di acquisto, nella quale venga espressamente indicato che lo sconto in fattura è praticato dall’impresa venditrice.

Per l’impresa/cessionario l’utilizzazione del credito in relazione alle suddette fatture di acconto emesse entro il 30 giugno 2022 è, comunque, subordinata alla trasmissione della prevista Comunicazione dei dati riferiti alla cessione in questione all’Agenzia delle Entrate, da effettuare nel termine del 16 marzo 2023.

È chiaro che il diritto alla detrazione in capo all’acquirente e il corrispondente diritto all’utilizzazione del credito in capo all’impresa sono subordinati al rispetto delle condizioni di legge e alla stipula dell’atto definitivo di compravendita entro il 31 dicembre 2022.

Infine, la circolare precisa che l’ulteriore previsione di legge secondo cui l’immobile, al 30 giugno 2022, sia accatastato ‘almeno in categoria F/4’, è finalizzata a consentire l’applicazione della misura anche nel caso in cui l’immobile non sia stato accatastato alla predetta data del 30 giugno 2022 in una delle categorie ammesse al Superbonus ma si trovi in categoria catastale F/4 (‘unità in corso di definizione’), in cui il fabbricato è per lo più completato ma la destinazione d’uso e la consistenza non sono ancora stati definiti.

Ai fini dell’applicazione della detrazione in parola è necessario che l’unità immobiliare acquistata rientri in una delle categorie catastali ammesse al beneficio.


(Vedi risoluzione n. 77 del 2022)
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