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Regime fiscale dei contributi spettanti ai Consiglieri ed Assessori regionali cessati dal mandato

I contributi corrisposti con il metodo contributivo ai consiglieri e assessori regionali cessati dal mandato non formano reddito imponibile. Pertanto, i trattamenti economici erogati sono commisurati alle contribuzioni obbligatorie versate dai consiglieri e a quelle a carico della Regione.
La Regione istante chiedeva di conoscere il corretto trattamento fiscale della quota contributiva a proprio carico in quanto mentre la quota di contributo a carico del Consigliere è stata oggetto di interpretazioni giurisprudenziali e di prassi, non è avvenuto ugualmente sul trattamento fiscale della quota contributiva a carico della Regione. Tutto questo alla luce del fatto che il nuovo ordinamento giuridico prevede per tutti i vitalizi/indennità a carattere differito, il sistema di calcolo contributivo in forza del quale l’importo spettante è commisurato ai contributi versati dal soggetto percettore e dall’ente di appartenenza.

La Regione fa presente che intende istituire ex novo un trattamento economico differito a carattere contributivo per i consiglieri e assessori cessati dal mandato. Nell’interpello la Regione descrive in dettaglio le caratteristiche del trattamento economico che rappresenta una indennità di carica goduta in relazione all’esercizio di mandato pubblico rivestito, con connotazioni distinte da quelle proprie della retribuzione connessa al rapporto di pubblico impiego e si configura come indennità correlata alla cessazione della carica. La base imponibile contributiva è pari all’indennità di carica lorda e la quota di contributo a carico del Consigliere è pari all’8,80% della base imponibile e la quota a carico della Regione è pari a 2,75 volte quella versata dal consigliere.

Come premesso la Regione chiede quale sia il corretto trattamento fiscale della quota contributiva a proprio carico, pari a 2,75 volte la quota a carico del consigliere.
Sul trattamento fiscale dell’assegno vitalizio corrisposto a parlamentari ma anche ai consiglieri regionali l’Agenzia delle Entrate chiarisce che costituisce reddito assimilato a quelli di lavoro dipendente.

Già nella risoluzione n. 262/E/2009 l’Amministrazione finanziaria ha avuto modo di chiarire che gli assegni vitalizi collegati ad una carica elettiva non configurino, ai fini fiscali, trattamenti pensionistici, ma una vera e propria indennità correlata alla cessazione della carica. In forza del rinvio contenuto nell’art. 52, comma 1, del Tuir, ai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente si applicano le disposizione di cui all’art. 51 del Tuir relative ai redditi di lavoro dipendente, salvo le eccezioni previste per i redditi assimilati in esame secondo le quali i vitalizi ‘sono assoggettati a tassazione per la quota parte che non deriva da fonti riferibili a trattenute effettuate al percettore già assoggettate a ritenute fiscali’. La conseguenza è l’indeducibilità dei relativi contributi, diversamente da quanto disposto per quelli versati alle forme pensionistiche obbligatorie. Il chiarimento dell’Agenzia non può ignorare la norma che ha disposto la riduzione del numero degli assessori regionali e le relative indennità e le disposizioni della legge di Bilancio 2019 che hanno invitato le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano a rideterminare, entro il 30 maggio 2019, la disciplina dei trattamenti previdenziali e dei vitalizi già assegnati a coloro che avevano ricoperto la carica di presidente, consigliere o assessore regionale, adeguandone i criteri alla disciplina vigente. I trattamenti previdenziali devono essere ridefiniti sulla base dei parametri indicati in sede di Conferenza Stato-Regioni o, in assenza, sulla base del metodo contributivo.

In considerazione di tali misure la Regione istante ha adottato la legge n. 27/2019 che ha disciplinato ‘il trattamento economico collegato ad un’indennità di carica goduta in relazione all’esercizio di un mandato pubblico e quantificato sulla base della contribuzione obbligatoria effettivamente versato dal consigliere’. In sintesi, il trattamento economico da erogare a fine mandato deve avvenire secondo il metodo di calcolo contributivo della disciplina dei trattamenti previdenziali e vitalizi, maturato sulla base della contribuzione obbligatoria effettivamente versata dal consigliere e, pertanto, riconducibile all’ambito dell’articolo 49, comma 2, lettera a), quali redditi derivanti da ‘pensioni di ogni genere e gli assegni ad essi equiparati’. La riforma dell’istituto ha comportato un mutamento di regime, con riflessi sul trattamento fiscale riservato ai vitalizi percepiti a fine mandato dai consiglieri. Sia i contributi versati dai Consiglieri che quelli a carico della Regione non concorrono alla formazione del reddito in quanto riconducibili all’art. 51, comma 2, lettera a) del Tuir.


(Vedi risoluzione n. 64 del 2020)
Contributo a fondo perduto - Art. 25 decreto Rilancio - istanze di autotutela

L’articolo 25 del decreto Rilancio ha introdotto un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti colpiti dall’emergenza sanitaria da Covid-19.
Il 13 agosto 2020 sono scaduti i termini per la presentazione delle istanze per il riconoscimento del contributo a fondo perduto (per gli eredi che continuano l’attività per conto del soggetto deceduto la scadenza è stata il 24 agosto scorso). Diverse associazioni di categoria hanno fatto pervenire segnalazioni di istanze che a seguito di errori riscontrati hanno portato gli utenti a ricevere meno contributi rispetto a quelli spettanti. Altre segnalazioni hanno riguardato le istanze trasmesse a ridosso della scadenza dei 60 giorni di tempo, per le quali il sistema ha inviato una seconda ricevuta di scarto oltre i 5 giorni lavorativi successivi alla scadenza e l’utente non è stato in grado di trasmettere l’istanza sostitutiva con la correzione dell’errore, in quanto il sistema l’ha respinta per decorrenza dei termini. Per sanare tale situazione il soggetto interessato chiede se può presentare istanza volta alla revisione, in autotutela, dell’esito di rigetto o dell’entità del contributo erogato sulla base di quella già inviata alle Entrate nel periodo di vigenza del processo.

Il modello dell’istanza va trasmesso via Pec insieme ad una nota con la quale il soggetto richiedente il contributo specifica in modo puntuale i motivi dell’errore o l’impossibilità di trasmettere nei termini l’istanza sostitutiva di istanza per la quale il sistema ha consegnato una seconda ricevuta di scarto. Al riguardo le Direzioni provinciali delle Entrate le valuteranno puntualmente tenendo conto delle motivazioni presentate dagli utenti e dell’eventuale documentazione prodotta. Qualora dall’esame dell’istanza dovesse emergere l’irregolarità, l’ufficio potrà effettuare ulteriori istruttorie volte ad accertare l’eventuale tentativo di truffa. Se dal predetto esame sarà confermato l’esito comunicato in relazione alla istanza iniziale trasmessa nel periodo 15 giugno - 13 agosto, ad esempio risultando corretto l’importo del contributo già erogato, l’Ufficio notificherà motivato diniego di annullamento/revisione, recante avvertenze per l’impugnazione davanti alla competente Commissione tributaria, esclusivamente per vizi propri, in conformità ai principi in materia di impugnabilità del diniego di autotutela.
Qualora dall’esame dell’istanza dovesse emergere la correttezza della stessa, l’Agenzia provvederà ad effettuare il mandato di pagamento della quota parte del contributo a fondo perduto ancora spettante.


(Vedi risoluzione n. 65 del 2020)
Deducibilità ai fini della determinazione del reddito di lavoro autonomo dei contributi previdenziali e assistenziali versati dai notai alla Cassa Nazionale del Notariato

Con la risoluzione n. 79/E dell’8 marzo 2002 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati per legge dai notai alla Cassa Nazionale del Notariato si deducono esclusivamente dal reddito complessivo del contribuente non essendo deducibili nella determinazione del reddito di lavoro autonomo.
Più precisamente tali contributi non possono rappresentare un costo sostenuto in funzione della produzione del reddito di lavoro autonomo. Non è pertanto condivisibile il principio espresso dalla Cassazione nella sentenza n. 2781 del 26 febbraio 2001, secondo cui i contributi dei notai vanno dedotti in sede di determinazione del reddito di lavoro autonomo, in quanto spese inerenti all’attività professionale svolta. La Suprema corte ha continuato nel tempo ad emanare pronunce contrarie alla tesi del Fisco. Nel 2018, con l’ordinanza n. 321, ha confermato la deducibilità di tali contributi nella determinazione del reddito di lavoro autonomo, in quanto costi inerenti all’attività professionale. Preso atto del consolidato indirizzo sfavorevole della giurisprudenza di legittimità, deve considerarsi superato quanto affermato nella risoluzione n. 79/E/2002 e va riconosciuta ai contributi previdenziali e assistenziali obbligatori per legge versati dai notai alla Cassa Nazionale del Notariato la deducibilità ai fini della determinazione del reddito di lavoro autonomo e, quindi, del calcolo della base imponibile Irap.


(Vedi risoluzione n. 66 del 2020)
Imponibilità Iva dei servizi di gestione sinistri nell’ambito dei rapporti di riassicurazione dei rischi nel ramo 18 (Assistenza)

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 63/E del 5 ottobre 2020, ha fornito chiarimenti in merito al regime Iva applicabile alle prestazioni di servizi relative alle attività di gestione sinistri svolte da società assicurative operanti nel ramo n. 18 ‘Assistenza’, nell’ambito di contratti di riassicurazione. La Direzione Regionale ha contestato l’omesso assoggettamento ad Iva delle predette attività di gestione, disconoscendone la natura di operazioni esenti.
Secondo la Direzione centrale il contratto di riassicurazione, nell’ambito del quale si inserisce il mandato alla gestione sinistri, non crea un rapporto sinallagmatico tra l’assicurato e il riassicuratore. Le prestazioni relative alle operazioni di riassicurazione non presentano le caratteristiche tipiche della intermediazione nel settore assicurativo. L’attività di cui trattasi non comporta, infatti la ricerca di clienti e la messa in relazione con l’assicuratore diretto. Nel caso analizzato, l’impossibilità di configurare l’attività della società quale attività di mediazione o intermediazione comporta il mancato riconoscimento del requisito di accessorietà alle attività di gestione e liquidazione dei sinistri.
Pertanto, tali attività poste in essere dalle società riassicuratrici, in assenza dei presupposti per l’applicazione dei regimi di esenzione Iva, sono da considerare imponibili.
Tenuto conto della complessità della questione, delle condizioni di obiettiva incertezza della norma e dell’assenza di precedenti di prassi amministrativa, non trovano applicazione le sanzioni per le violazioni commesse prima della pubblicazione della presente risoluzione.


(Vedi risoluzione n. 63 del 2020)
Trattamento fiscale dello sconto riconosciuto ai dipendenti per l’acquisto diretto di beni a seguito di apposita convenzione stipulata dal datore di lavoro

La società istante gestisce, per sé e per conto terzi, i centri logistici situati in Italia. Il suo capitale sociale è interamente posseduto da una società europea di e-commerce, specializzata nelle vendite online.
La società richiedente riconosce ai dipendenti uno sconto del 40% sui prodotti acquistati dagli stessi sulla piattaforma web della società di e-commerce. L’importo massimo di spesa, per dipendente, è pari a 1.080,00 euro annui. Lo sconto è concesso in ragione di una convenzione tra la società istante, in qualità di datore di lavoro, e la società di e-commerce, in qualità di fornitore.
Con l’istanza di interpello si chiede di conoscere il trattamento fiscale applicabile, ai fini della determinazione del reddito di lavoro dipendente, a questa forma di scontistica concessa sulla base della convenzione anzidetta.
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 57/E del 25 settembre 2020, risponde al quesito sottoposto dalla società istante.
L’articolo 51, comma 3, del Tuir individua nel ‘valore normale’ il criterio di valorizzazione di beni e servizi rilevanti ai fini della determinazione del reddito di lavoro dipendente. Tale valore normale può essere costituito anche dal prezzo scontato, praticato dal fornitore sulla base della convenzione stipulata dal datore di lavoro.
Nella fattispecie in esame trovano applicazione i chiarimenti forniti, dal momento che la società istante, datore di lavoro, in virtù di apposita convenzione con il fornitore (la società di e-commerce) consente ai propri dipendenti di acquistare beni commercializzati da quest’ultima ad un prezzo scontato.
Il documento di prassi amministrativa conclude sostenendo che nella situazione rappresentata non si genera materia fiscalmente imponibile, dal momento che il valore normale dei beni acquistati dai dipendenti è pari a quanto corrisposto da quest’ultimi.


(Vedi risoluzione n. 57 del 2020)
Istituzione dei codici tributo per il versamento dei contributi forfettari dovuti per l’emersione del ‘lavoro nero’

Il decreto Rilancio, convertito, con modificazioni, nella legge n. 77 del 17 luglio 2020, consente ai datori di lavoro di regolarizzare rapporti di lavoro ‘a nero’ con cittadini italiani o stranieri presenti in Italia. A tal fine il datore di lavoro è tenuto al pagamento di un contributo forfettario per le somme dovute a titolo retributivo, contributivo e fiscale, in merito ai rapporti di lavoro irregolari oggetto di emersione.
Per i settori dell’agricoltura, allevamento, zootecnia, pesca e acquacoltura le somme dovute a titolo di contributo forfettario, per ciascun mese o frazione di mese, ammontano a 300,00 euro. L’importo scende invece a 156,00 euro per i settori dell’assistenza alla persona (soggetti affetti da patologie o disabilità) e per il settore di lavoro domestico.
Per consentire il pagamento dei contributi forfettari, tramite il modello ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 58/E del 25 settembre 2020, ha istituito i seguenti codici tributo:

  • ‘CFZP’ denominato ‘Contributo forfettario 300 euro - emersione lavoro irregolare - settori agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse -DM 7 luglio 2020’;

  • ‘CFAS’ denominato ‘Contributo forfettario 156 euro - emersione lavoro irregolare - settori assistenza alla persona - DM 7 luglio 2020’;

  • CFLD’ denominato ‘Contributo forfettario 156 euro - emersione lavoro irregolare - settore lavoro domestico e sostegno al bisogno familiare - DM 7 luglio 2020’.
E’ bene ricordare che è esclusa la possibilità di avvalersi della compensazione per il versamento del contributo forfettario.


(Vedi risoluzione n. 58 del 2020)
Istituzione dei codici tributo per il versamento delle sanzioni amministrative pecuniarie di pertinenza dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Direzione Giochi

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 59/E del 25 settembre 2020, ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite il modello ‘F24 Accise’ delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui agli articoli 27, commi 8 e 9, 28 e 31, comma 1, del decreto legge 26 ottobre 2019 n. 124 e all’articolo 9-quater del decreto legge 12 luglio 2018 n. 87.
Parliamo dei codici tributo richiesti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, direzione Giochi, per il versamento delle sanzioni amministrative di giochi e scommesse per le quali non è possibile accedere alla compensazione. I nuovi codici tributo sono:

  • ‘5473’ denominato ‘Sanzione pecuniaria amministrativa di cui all’art. 27, comma 8 - Decreto legge n. 124/2019’;
  • ‘5474’ denominato ‘Sanzione pecuniaria amministrativa di cui all’art. 27, comma 9 - Decreto legge n. 124/2019’;
  • ‘5475’ denominato ‘Sanzione pecuniaria amministrativa di cui all’art. 28 - Decreto legge n. 124/2019’;
  • ‘5476’ denominato ‘Sanzione pecuniaria amministrativa di cui all’art. 31, comma 1 - Decreto legge n. 124/2019’;
  • ‘5477’ denominato ‘Sanzione pecuniaria amministrativa di cui all’art. 9-quater - Decreto legge n. 87/2018’.

Le sanzioni amministrative pecuniarie sono dovute in caso di mancata iscrizione al registro unico degli operatori del gioco pubblico, se i concessionari intrattengono rapporti contrattuali funzionali per le attività di gioco con soggetti diversi da quelli iscritti nel suddetto registro. Parimenti sanzionate sono le società che emettono carte di credito o trasferiscono denaro ad operatori che nel territorio dello Stato offrono giochi, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro in difetto di concessione, autorizzazione, licenza. La sanzione amministrativa è anche a carico del gestore che risulti debitore dell’imposta unica o del gestore che non rimuova gli apparecchi privi dei meccanismi per impedire l’accesso al gioco ai minori di età.


(Vedi risoluzione n. 59 del 2020)
Superbonus – Interventi realizzati sulle parti comuni di un edificio in condominio e sulle singole unità immobiliari – Limiti di spesa

Con la risoluzione n. 60/E del 28 settembre 2020 l’Agenzia delle Entrate risponde all’istanza di interpello concernente gli interventi finalizzati all’efficienza energetica e alla riduzione del rischio sismico disciplinati dagli articoli 119 e 121 del decreto Rilancio e dall’articolo 14 del decreto legge n. 63/2016.
L’istante evidenzia la volontà di effettuare lavori su un condominio composto da quattro unità immobiliari con interventi di riduzione del rischio sismico, il restauro della facciata, la posa in opera di un cappotto termico, la sostituzione delle finestre e dei portoni esterni, il cambiamento delle soglie alle finestre e il riposizionamento in facciata di cerniere e ferramenta delle persiane a seguito dell’installazione del cappotto. Tra i lavori in progetto trovano posto anche l’installazione di pannelli solari termici, di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica e dei sistemi di accumulo integrati e, ancora, di infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici. Inoltre, ogni unità immobiliare provvederà a sostituire gli impianti di climatizzazione.
All’Agenzia delle Entrate si chiedono chiarimenti in merito ai limiti di spesa ammessi, non essendo chiaro se i valori indicati nella Guida delle Entrate siano riferiti ‘ad unità familiari o a singole unità abitative condominiali’. Tra i dubbi trova posto anche la possibilità o meno che, in assenza di un impianto di riscaldamento condominiale centralizzato, la sostituzione dell’impianto di riscaldamento della singola unità immobiliare possa fruire del 110% se effettuato congiuntamente all’installazione di un cappotto termico.

Il decreto Rilancio ha introdotto una detrazione del 110% per le spese sostenute dal 1°luglio 2020 al 31 dicembre 2021 a fronte di interventi finalizzati al miglioramento dell’efficienza energetica e al consolidamento statico degli edifici.
Le nuove disposizioni si affiancano all’ecobonus, al sismabonus già in vigore e al bonus facciate previsto quest’ultimo per l’anno 2020.
I soggetti che negli anni 2020 e 2021 sostengono spese per interventi di riqualificazione energetica degli edifici e per la riduzione del rischio sismico possono accedere al Superbonus che prevede la detrazione delle spese sostenute in cinque quote annuali di pari importo. In luogo dell’utilizzo diretto della detrazione è possibile avvalersi dello sconto in fattura praticato dal fornitore che ha effettuato gli interventi o della cessione del credito d’imposta corrispondente alla detrazione a soggetti terzi, compresi istituti di credito e intermediari finanziari.

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato una Guida lo scorso luglio dedicata al ‘Superbonus al 110%’ che insieme alla circolare n. 24/E dell’8 agosto 2020 possono costituire punti di riferimento importanti. La maxi detrazione distingue tra interventi ‘trainanti’ e ‘trainati’. Tra i primi trovano posto le spese per la riqualificazione energetica, come l’installazione di un cappotto termico, e per l’adozione di misure antisismiche. Tra i secondi troviamo, ad esempio, la sostituzione degli infissi che dovrà tuttavia avvenire congiuntamente ad un intervento trainante. I lavori effettuati su parti comuni di condomini possono essere sia ‘trainanti’ che ‘trainati’. Quelli su singole unità immobiliari residenziali all’interno di condomini, solo ‘trainati’.

In merito ai limiti di spesa ammessi al Superbonus, la norma stabilisce che se gli interventi di isolamento termico delle superfici opache sono realizzati su edifici in condominio, la detrazione è calcolata su un ammontare complessivo delle spese di importo variabile in funzione del numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio. Se il numero delle unità va da due ad otto, il limite massimo di spesa ammesso al Superbonus è pari a 40mila euro, moltiplicato per il numero delle unità immobiliari. Nel caso sottoposto, essendo l’edificio composto da quattro unità immobiliari, il predetto limite è pari a 160mila euro.

Per gli interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico la detrazione del sismabonus è elevata al 110% per le spese sostenute dal 1°luglio 2020 al 31 dicembre 2021. Essa è calcolata su un ammontare massimo di spesa pari a 96mila euro per unità immobiliare per ciascun anno. Per gli interventi sulle parti comuni che comportano la riduzione da una a due classi del rischio sismico, la detrazione si applica su un ammontare delle spese non superiore a 96mila euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari dello stabile. Nel caso analizzato, essendo l’edificio composto da quattro unità immobiliari, il limite massimo di spesa ammesso al Superbonus è pari a 384mila euro. Per gli interventi realizzati su parti comuni di condomini, l’ammontare di spesa determinato in funzione delle unità immobiliari, costituisce il limite massimo di spesa agevolabile riferito all’intero edificio e non quello riferito alle singole unità che lo compongono. Ogni condomino potrà calcolare la detrazione in funzione della spesa a lui imputata in base ai millesimi di proprietà. Nel caso in esame ciascun condomino potrà calcolare la detrazione anche su un importo di spesa a lui imputata superiore a 40mila euro o a 96mila euro nel caso in cui siano realizzati interventi, rispettivamente, di isolamento termico delle superfici opache o di riduzione del rischio sismico. Gli interventi ammessi al sismabonus sono disciplinati dall’articolo 16-bis del Tuir a cui rinvia l’art. 16 del decreto legge n. 63/2013. Per effetto del predetto rinvio gli interventi ammessi al sismabonus non possono fruire di un autonomo limite di spesa in quanto non costituiscono una nuova categoria di interventi agevolabili. Per questi interventi il limite massimo di spesa è pari a 96mila euro per il numero delle unità immobiliari dell’edificio.

Come già anticipato, la maxi detrazione spetta anche per gli interventi cd ‘trainati’. Ne sono un esempio la sostituzione delle finestre e dei portoni esterni. Per tali interventi la detrazione massima spettante è pari a 60mila euro per ciascun immobile. Vi rientrano anche l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda (detrazione massima spettante pari a 60mila euro per ciascun immobile) e la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale (detrazione massima pari a 30mila euro per ciascun immobile). L’Agenzia precisa che tale detrazione spetta anche qualora venga sostituito l’impianto delle singole unità immobiliari all’interno del condominio in assenza di un impianto termico centralizzato. Tra gli interventi ‘ trainati’ figura pure l’installazione di colonnine per la ricarica delle auto elettriche. Il Superbonus si applica alle spese sostenute, su un ammontare massimo pari a 3mila euro. I costi comprendono l’installazione delle infrastrutture e l’aumento di potenza del contatore fino ad un massimo di 7 kW.

Il 110% trova applicazione solo se gli interventi cd ‘trainati’ sono eseguiti congiuntamente ad almeno un intervento cd ‘trainante’ ed a patto che assicurino un miglioramento di due classi energetiche o, se impossibile, il conseguimento della classe energetica più alta da dimostrare mediante Ape.
Tra gli interventi ‘trainati’ che beneficiano della maxi detrazione troviamo poi l’installazione di impianti solari fotovoltaici e di sistemi di accumulo. È necessario, però, che l’installazione degli impianti sia eseguita congiuntamente ad uno degli interventi ‘trainanti’ (efficienza energetica o adozione di misure antisismiche) e che l’energia non auto-consumata sia ceduta in favore del GSE. La spesa agevolabile non può essere superiore a 48mila euro e, comunque, nel limite di spesa di 2.400 euro per ogni kW di potenza nominale dell’impianto solare fotovoltaico. La detrazione è riconosciuta anche in caso di installazione di sistemi di accumulo alle stesse condizioni.

In merito ai limiti di spesa ammessi al Superbonus il Mise ha chiarito che il tetto di 48mila euro per l’installazione degli impianti solari fotovoltaici va distinto da quello per i sistemi di accumulo integrati nei predetti impianti. Il parere supera la circolare 24/E/2020 che stabiliva in 48mila euro il limite cumulativo per l’installazione degli impianti solari fotovoltaici e dei sistemi di accumulo integrati nei predetti impianti.

Ai fini del 110% le spese sostenute per gli interventi ‘trainanti’ devono essere effettuate nel periodo di vigenza dell’agevolazione, mentre gli interventi ‘trainati’ devono essere sostenuti nel periodo di vigenza dell’agevolazione e nell’intervallo di tempo tra la data di inizio e la data di fine lavori per la realizzazione degli interventi ‘trainanti’.

Come evidenziato nella circolare n. 24/E/2020 nel caso in cui sul medesimo immobile siano effettuati più interventi agevolabili, il limite massimo di spesa ammesso alla detrazione è costituito dalla somma degli importi previsti per ciascuno degli interventi realizzati. Se, dunque, nel condominio - come prospettato nell’istanza di interpello - viene installato un cappotto termico ed effettuati lavori antisismici (interventi trainanti), nonché la sostituzione di portoni esterni, l’installazione di pannelli solari e di pannelli fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo e, ancora, di colonnine per la ricarica di veicoli elettrici (interventi trainati), il limite massimo di spesa ammesso al Superbonus sarà costituito dalla somma degli importi previsti per ciascuno di tali interventi. Per fruire della detrazione sarà necessario contabilizzare distintamente le spese effettuate riferite ai diversi interventi nel rispetto degli adempimenti previsti per ciascuna detrazione. Il 110% si applica anche ai costi per la sostituzione delle soglie delle finestre e per il riposizionamento di cerniere e ferramenta delle persiane.

Ogni condomino potrà calcolare la detrazione in funzione della spesa a lui imputata in base ai millesimi di proprietà. L’esecuzione nelle parti comuni del condominio di almeno un intervento ‘trainante’ consente a ciascun condomino di fruire del 110% anche per gli interventi ‘trainati’ posti in essere sulle singole unità immobiliari. Per i condomini, il limite massimo di spesa ammesso alla detrazione sarà costituito dalla somma degli importi previsti per ciascuno degli interventi realizzati sulle proprie unità immobiliari a condizione, tuttavia, che siano distintamente contabilizzate le spese riferite ai diversi interventi e siano rispettati gli adempimenti previsti in relazione a ciascuna detrazione.
L’articolo 119 del decreto Rilancio prevede che in caso di interventi ‘trainati’ finalizzati al risparmio energetico realizzati sulle singole unità immobiliari, il Superbonus spetta per le spese sostenute per interventi realizzati su un massimo di due unità immobiliari. La maxi detrazione è fruibile anche per gli interventi realizzati sulle parti comuni del condominio, indipendentemente dal numero delle unità immobiliari possedute all’interno dello stesso.

Il restauro della facciata è fuori dal Superbonus in quanto rientrante nel ‘bonus facciate’ che prevede la detrazione al 90% delle spese sostenute nell’anno 2020. Anche per il ‘bonus facciate’ è possibile avvalersi, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione, dello sconto in fattura o della cessione del credito d’imposta così come previsto per il Superbonus.


(Vedi risoluzione n. 60 del 2020)
Istituzione del codice tributo per il versamento delle sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dalla Consob

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 61/E del 30 settembre 2020, ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite il modello Versamenti con elementi identificativi (F24 ELIDE), delle sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dalla Consob.
Lo scorso 28 settembre l’Agenzia delle Entrate e la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa hanno stipulato la convenzione per disciplinare l’attività di riscossione delle somme dovute a seguito dell’attività di riscossione dell’ente di tutela dei risparmiatori e degli investitori. I nuovi codici tributo sono i seguenti:

  • ’CBSE’ denominato ‘sanzioni amministrative pecuniarie di competenza della CONSOB - Dlgs n. 58 del 24 febbraio 1998 - quota STATO’;
  • ‘CBSC’ denominato ‘sanzioni amministrative pecuniarie di competenza della CONSOB - Dlgs n. 58 del 24 febbraio 1998 - quota CONSOB’;

La Consob ha istituito nel proprio bilancio il Fondo per la tutela stragiudiziale dei risparmiatori e degli investitori al fine di favorire la risoluzione delle controversie.


(Vedi risoluzione n. 61 del 2020)
Chiarimenti su quanto espresso nella risoluzione n. 47/E/2020 in merito alla nuova disciplina Iva sui servizi di locazione e noleggio di imbarcazioni da diporto

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 62/E del 30 settembre 2020, risponde alle richieste di chiarimenti da più parti pervenute in seguito alle ultime modifiche normative apportate dal decreto legge n. 76 del 16 luglio 2020 convertito, con modificazioni nella legge n. 120 dell’11 settembre 2020.
Alle operazioni di noleggio, locazione e simili, a breve termine e non a breve termine, di imbarcazioni da diporto concluse anteriormente alla data del 1°novembre 2020, possono continuare ad applicarsi, in virtù delle novità normative, le percentuali indicative del presumibile utilizzo delle imbarcazioni al di fuori delle acque territoriali dell’Unione europea, così come stabilite con le circolari n. 49/E/2002, n. 38/E/2009 e n. 43/E/2011.
La precisazione si è resa necessaria dopo le richieste di chiarimenti sulla portata da attribuire alla locuzione ‘Alle operazioni… effettuate anteriormente alla data del 1°novembre 2020’ riportata nella risoluzione n. 47/E del 17 agosto 2020.
Questo per delimitare, sul piano temporale, la corretta disciplina applicabile, a seguito delle modifiche apportate alla legge di Bilancio 2020 dall’articolo 48, comma 7, del decreto Semplificazioni.


(Vedi risoluzione n. 62 del 2020)
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