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Stralcio dei debiti fino a 5 mila euro - Art. 4, commi da 4 a 9, del Decreto Sostegni

Premessa

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 11/E del 22 settembre 2021, fornisce chiarimenti e indicazioni operative in merito all’articolo 4 del decreto legge Sostegni che ha introdotto una nuova definizione dei carichi di importo ridotto affidati all’agente della riscossione.

Il Ministero dell’Economia e Finanze, con un decreto del 14 luglio 2021, ha definito termini e modalità di annullamento automatico dei debiti fino a 5 mila euro e la conseguente eliminazione delle scritture patrimoniali dagli enti creditori. Non trovano applicazione le disposizioni in materia di discarico per inesigibilità dei carichi iscritti a ruolo.

Debiti oggetto di Stralcio

Il decreto Sostegni ha disposto l’annullamento automatico di tutti i debiti di importo fino a 5 mila euro, comprensivo di capitale, interessi e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati all’agente della riscossione dal 1°gennaio 2000 al 31 dicembre 2010.

La misura interessa i carichi affidati da qualunque ente creditore, pubblico e privato, che sia ricorso all’utilizzo del sistema di riscossione a mezzo ruolo.

L’importo massimo di 5 mila euro considera il capitale, gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo e le sanzioni; non si computano, invece, gli aggi di riscossione, gli interessi di mora e le eventuali spese di procedura. Tale limite non riguarda l’importo complessivo della singola cartella di pagamento, ma quello dei singoli carichi ivi contenuti.

La conseguenza è che in caso di più carichi iscritti a ruolo, rileva l’importo di ciascuno: se i singoli carichi non superano il tetto di 5 mila euro, ognuno può beneficiare dell’annullamento; è anche possibile che nella stessa cartella figurino carichi rientranti nello Stralcio, perché di importo inferiore a 5 mila euro, e altri esclusi in quanto superiori alla soglia indicata.

Come disposto dal decreto Sostegni, lo stralcio si applica anche con riferimento ai debiti rientranti nelle definizioni agevolate previste:

  • dalla Rottamazione-ter;
  • dalla legge di Bilancio 2019 - c.d. Saldo e stralcio;
  • dal decreto legge n. 34/2019;
Lo Stralcio, invece, non si applica con riferimento a:
  • le somme dovute a titolo di recupero degli aiuti di Stato;
  • i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti;
  • le multe, le ammende, le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna;
  • l’Iva riscossa all’importazione;
Considerato che il decreto Sostegni fa riferimento a debiti di importo residuo alla data del 23 marzo 2021, rientrano nello Stralcio anche i carichi originariamente di importo superiore a 5 mila euro, ma che, ad esempio, a seguito di un provvedimento di sgravio o di un pagamento parziale, anche in attuazione di definizioni agevolate, alla predetta data risultino al di sotto del tetto di 5 mila euro. Per individuare i carichi definibili occorre fare riferimento non alla data di notifica della cartella di pagamento, ma a quella di affidamento del carico all’agente della riscossione.

Dall’analisi della norma emerge che fino al prossimo 31 ottobre per i debiti rientranti nel perimetro applicativo dello Stralcio sono sospesi sia le attività di riscossione che i relativi termini di prescrizione. Gli interessati devono prestare attenzione perché le somme pagate prima dell’annullamento automatico non possono essere rimborsate.

Attraverso un servizio messo a disposizione dall’Ader è possibile verificare se i debiti ammessi alle predette definizioni agevolate possono essere oggetto di Stralcio. Se dal controllo del piano di pagamento, attraverso il servizio indicato, emerge la presenza di carichi potenzialmente interessati dall’annullamento e se nel periodo d’imposta 2019, il contribuente ha conseguito un reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi non superiore a 30 mila euro, è possibile, con lo stesso servizio, procedere in autonomia alla richiesta e alla stampa dei moduli di pagamento da utilizzare per il versamento delle rate ancora dovute, calcolate al netto delle somme relative ai suddetti carichi.

Soggetti interessati e limiti reddituali

Per essere oggetto di Stralcio i debiti devono riguardare: persone fisiche che nell’anno d’imposta 2019 hanno percepito un reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi fino a 30 mila euro; soggetti diversi dalle persone fisiche che nel periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2019 hanno conseguito un reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi fino a 30 mila euro.

Considerato che lo Stralcio comporta un annullamento o comunque una riduzione dei debiti, l’Agenzia ritiene che, con esclusivo riferimento alle persone fisiche, possano trovare applicazione le regole previste per la determinazione del c.d. ‘reddito di riferimento per le agevolazioni fiscali’. Tuttavia il decreto Sostegni, ai fini della verifica del limite reddituale per l’accesso allo Stralcio, fa riferimento al reddito imponibile che considera il reddito complessivo al netto della deduzione per la prima casa e degli altri oneri deducibili.

Proprio in considerazione del richiamo normativo al reddito imponibile, ai fini della verifica del limite reddituale per l’accesso allo Stralcio, è necessario sommare al reddito imponibile (e non al reddito complessivo) i redditi assoggettati a cedolare secca e all’imposta sostitutiva del citato regime forfetario. Non va, invece, sommato l’importo pari al rendimento nozionale previsto dalla disciplina relativa all’Ace proprio in virtù del richiamo al reddito imponibile.

In sintesi, per il mod. 730-3 e per il mod. Redditi 2020 si considera la somma dei seguenti redditi:

  • reddito imponibile Irpef;
  • reddito assoggettato alla cedolare secca;
  • reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato ad imposta sostitutiva in applicazione del regime forfetario per gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni;
Si considerano le Certificazioni Uniche 2020 e le dichiarazioni 730 e Redditi PF 2020 presenti nella banca dati delle Entrate alla data del 14 luglio 2021 (data di emanazione del dm).

Non vengono considerate le dichiarazioni che contengono solo il frontespizio o il prospetto dei familiari a carico oppure i soli quadri RM, RT, RW, RX, AC, RV, rigo 9 e rigo 17. In caso di presenza per lo stesso soggetto sia di dichiarazioni mod. 730 sia di dichiarazioni mod. Redditi PF si tiene conto dell’ultima dichiarazione pervenuta.

Per quanto concerne i soggetti diversi dalle persone fisiche, la verifica del limite reddituale per accedere allo Stralcio richiede il riferimento ai modelli dichiarativi Redditi Società di capitali, Società di persone e Enti non commerciali.

Ai fini dello Stralcio:

  • in caso di dichiarazione ultrannuale presentata da società sottoposte a procedure concorsuali, viene presa in considerazione la dichiarazione che ricomprende il periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2019;
  • in caso di dichiarazione presentata da società che abbiano optato per il regime del consolidato, viene presa in considerazione solo la dichiarazione del soggetto che partecipa al consolidato, ossia del soggetto che ha presentato il modello RSC.

Termini e modalità di annullamento automatico dei debiti di importo residuo fino a 5 mila euro

Procedura di riconoscimento dei debiti oggetto di Stralcio

Al 20 agosto 2021 l’agente della riscossione ha trasmesso all’Agenzia delle Entrate l’elenco dei codici fiscali, presenti nel proprio sistema informativo alla data del 23 marzo scorso, delle persone fisiche e dei soggetti diversi dalle persone fisiche aventi uno o più debiti di importo residuo, alla stessa data del 23 marzo 2021, fino a 5 mila euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai carichi affidati dal 1°gennaio 2000 al 31 dicembre 2010.

Entro il 30 settembre 2021, l’Agenzia delle Entrate restituisce all’agente della riscossione il predetto elenco dei codici fiscali, segnalando quelli relativi a soggetti che, sulla base delle dichiarazioni dei redditi e delle Certificazioni uniche presenti nella propria banca dati alla data del 14 luglio 2021 risultano aver conseguito redditi imponibili superiori ai limiti previsti per i quali, pertanto, non si procede all’annullamento dei debiti.

Annullamento dei debiti

L’annullamento dei debiti è effettuato alla data del 31 ottobre 2021, relativamente ai soggetti i cui codici fiscali non sono segnalati dall’Agenzia delle Entrate, per cui i debiti oggetto di Stralcio si intendono tutti automaticamente annullati.

L’agente della riscossione provvede allo Stralcio senza comunicarlo al contribuente che può, tuttavia, verificarne l’annullamento dei debiti attraverso la consultazione della propria situazione debitoria nelle modalità rese disponibili dall’Ader.

Discarico

Ai fini del discarico conseguente all’annullamento, senza oneri amministrativi a carico dell’ente creditore, e dell’eliminazione dalle relative scritture patrimoniali, l’agente della riscossione trasmette agli enti interessati, entro il 30 novembre 2021, l’elenco delle quote annullate. Il discarico non opera per le quote inserite nell’elenco prive dei requisiti reddituali e temporali previsti per lo Stralcio.

Richiesta di rimborso delle spese di notifica e di quelle per le procedure esecutive

Entro il 15 novembre 2021 l’agente della riscossione presenta al Mef la richiesta di rimborso delle spese di notifica delle cartelle di pagamento, nonché di quelle per le procedure esecutive, relative alle quote erariali e non annullate per effetto dello Stralcio.
Il rimborso è effettuato, con oneri a carico del bilancio dello Stato, in due rate:

  • la prima, di ammontare non inferiore al 70% del totale, scadente il 31 dicembre 2021;
  • la seconda per l’ammontare residuo, scadente il 30 giugno 2022.
Come precisato nella relazione di accompagnamento al decreto Sostegni non sono dovuti gli interessi.


(Vedi circolare n. 11 del 2021)
Istituzione delle causali contributo per il versamento dei contributi di spettanza della Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense
Con una nota dello scorso 14 luglio la Cassa Forense ha richiesto l’istituzione di ulteriori causali contributo rispetto a quelle già istituite a gennaio e maggio 2021. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 56/E del 6 settembre 2021, ha istituito le seguenti causali contributo: ‘E105’ denominata ‘CASSA FORENSE - integrazione contr. minimo soggettivo (12 mesi)’ e ‘E106’ denominata ‘CASSA FORENSE - interessi integrazione contr. minimo soggettivo’. Le suddette causali contributo sono operativamente efficaci dal 15 settembre 2021 e naturalmente verranno utilizzate per il versamento, tramite il modello F24, dei contributi di spettanza della Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense.
(Vedi risoluzione n. 56 del 2021)
Chiarimenti in ordine alla disciplina agevolativa in materia di trasformazione in crediti di imposta delle attività per imposte anticipate relative a perdite fiscali ed eccedenze ACE a seguito di operazioni di aggregazione aziendale

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 57/E del 7 settembre 2021, fornisce chiarimenti in merito alla disciplina agevolativa, contenuta nella legge di Bilancio 2021, che consente la trasformazione in credito d’imposta di determinate attività per imposte anticipate in caso di operazioni di aggregazione aziendale realizzate attraverso operazioni di fusione, scissione o conferimento d’azienda tra soggetti indipendenti che vengano approvate o deliberate dall’organo amministrativo competente delle società partecipanti ovvero del conferente, entro il 31 dicembre 2021.

La disciplina della trasformazione in credito d’imposta di determinate DTA (deferred tax asset) ha l’obiettivo di incentivare i processi di aggregazione tra imprese allo scopo di ridurre il differenziale di competitività tra piccole e grandi imprese, che si presenta particolarmente rilevante in Italia rispetto agli altri Paesi.

Il documento di prassi amministrativa conferma che la stessa disciplina trova applicazione anche nelle ipotesi di operazioni di aggregazione che coinvolgano più di due soggetti.

Il comma 234 della citata legge di Bilancio 2021 dispone, infatti, che, in caso di fusioni e scissioni, le DTA sono trasformabili in credito d’imposta nel limite del 2% della somma delle attività dei soggetti partecipanti ‘senza considerare il soggetto che presenta le attività di importo maggiore, ovvero al 2 per cento della somma delle attività oggetto di conferimento’. La disciplina, anche se riferita ad un’unica operazione di aggregazione a cui partecipano più di due soggetti, deve essere applicata anche nel caso di più operazioni distinte, approvate o deliberate entro il 2021.

Il comma 240 stabilisce che la disciplina agevolativa può trovare applicazione una sola volta per ciascun beneficiario o risultante, indipendentemente dal numero delle operazioni societarie realizzate. Di fatto, ogni soggetto può usufruire una sola volta del meccanismo mentre non ci sono limiti al numero di operazioni realizzabili. Diversamente la norma avrebbe dovuto limitare espressamente la trasformazione ad una sola operazione.

L’intesa che mette d’accordo il vincolo di applicazione dell’agevolazione ad una sola volta per ogni soggetto e la possibilità di estendere il beneficio a più operazioni, per l’Agenzia, può trovarsi nelle modalità di quantificazione dello stesso basato sugli attivi dei soggetti partecipanti che, conseguentemente, possono partecipare una sola volta alla quantificazione del beneficio.
In altre parole, indipendentemente dal numero delle operazioni realizzate e dai soggetti coinvolti, il beneficio deve essere calcolato considerando le operazioni come un’aggregazione unitaria, in cui sono gli attivi dei partecipanti a dover concorrere una volta sola alla determinazione delle DTA trasformabili. In quest’ottica, dice la risoluzione ‘la disposizione in esame sarebbe volta ad evitare un effetto moltiplicativo del beneficio fiscale sullo stesso attivo richiedendo che, in caso di più operazioni, l’attivo dello stesso soggetto non possa concorrere più volte ai fini della trasformazione di DTA’ .

La risoluzione riporta un esempio riguardante il caso di due soggetti, A e B e di un successivo conferimento d’azienda da parte della società risultante dalla fusione a un terzo conferitario, C. Ipotizzando che l’attivo di A sia maggiore dell’attivo di B, a sua volta maggiore di quello di C, si avrebbe una prima trasformazione di DTA fino al 2% dell’attivo di B per effetto della fusione e poi una seconda trasformazione di DTA fino al 2% degli attivi conferiti (ovvero di A e B).
In questa situazione, la norma sarebbe formalmente rispettata e l’attivo di B avrebbe concorso due volte alla trasformazione di DTA, producendo un’incoerenza e una contraddittorietà del sistema.

In conclusione, la disciplina introdotta dalla legge di Bilancio è applicabile anche nell’ipotesi di più operazioni distinte approvate o deliberate nel 2021, a patto che ai fini della determinazione delle DTA trasformabili in ciascuna operazione, lo stesso attivo possa partecipare una sola volta. Quindi, se in un’operazione l’attivo di un soggetto ha concorso a determinare l’ammontare di DTA trasformabili, lo stesso attivo non potrà essere considerato in un’operazione successiva.


(Vedi risoluzione n. 57 del 2021)
Dichiarazione di utilizzo dei servizi di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili non a breve termine nella Ue di imbarcazioni da diporto e di navigazione in alto mare, ai fini della non imponibilità

La legge n. 178 del 30 dicembre 2020 (legge di Bilancio 2021) ha apportato novità alle prestazioni di servizi di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili di imbarcazioni da diporto e di navigazione in alto mare, ai fini della non imponibilità.

Tali novità trovano applicazione alle operazioni poste in essere dal sessantesimo giorno successivo all’adozione del provvedimento direttoriale datato 14 agosto 2021 che ha approvato il modello di dichiarazione della percentuale di utilizzo dei servizi di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili non a breve termine, nel territorio della Ue, di imbarcazioni da diporto e per la dichiarazione di esistenza della condizione di navigazione in alto mare che il committente delle prestazioni è tenuto a presentare.

Spetta al committente, all’armatore, al proprietario dell'imbarcazione, al comandante della nave la presentazione di detta dichiarazione attraverso i canali telematici delle Entrate. Può farlo, parimenti, un intermediario delegato. Alla presentazione della dichiarazione segue il rilascio di una ricevuta telematica con l’indicazione del numero di protocollo di ricezione.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 54/E del 6 agosto 2021, ha fornito i primi chiarimenti destinati a consentire una più agevole effettuazione dell’adempimento dichiarativo con riferimento alle casistiche segnalate dagli operatori.

Presentazione della dichiarazione telematica da parte dei soggetti non residenti, non stabiliti, non identificati nel territorio dello Stato

Per i soggetti non residenti, privi di rappresentante fiscale o di identificazione diretta, è prevista la possibilità di trasmettere la comunicazione inviando copia scansionata del modello di dichiarazione, sottoscritto con firma autografa, insieme alla copia di un documento di identità in corso di validità, al Centro Operativo di Pescara, specificando nell’oggetto del messaggio DICHIARAZIONE ‘NAUTICA’ ALTERNATIVA AL PROVVEDIMENTO 15 GIUGNO 2021.

Il Centro Operativo invierà allo stesso indirizzo email da cui è pervenuta la dichiarazione il numero di protocollo di quest’ultima. Una copia della documentazione andrà inviata dal dichiarante al cedente/prestatore, specificando il numero di protocollo di ricezione della dichiarazione telematica.
La predetta modalità di trasmissione della dichiarazione riguarda esclusivamente i soggetti non residenti, non stabiliti e non identificati in Italia.

Presentazione della dichiarazione telematica nei casi di cd. fornitori indiretti

In relazione ai casi in cui il regime di non imponibilità sia invocato non solo dai fornitori diretti ma anche con riferimento a prestazioni di servizi e/o cessioni di beni non effettuate direttamente nei confronti del dichiarante o i casi di bunkeraggio navale, la risoluzione ricorda che il dichiarante deve presentare la dichiarazione indicando i dati dei soli fornitori diretti nella Sezione II del Quadro B, ai quali la dichiarazione è resa disponibile.
Il fornitore, ricevuta la copia della dichiarazione, dovrà a sua volta trasmetterla ai propri cedenti o prestatori che abbiano titolo ad applicare il regime di non imponibilità Iva.

Ciascun fornitore, diretto o indiretto, è tenuto ad indicare il protocollo della dichiarazione rilasciato dall’Agenzia delle Entrate nelle fatture emesse.

Presentazione della dichiarazione attestante l’utilizzo del mezzo di trasporto per la navigazione in alto mare nell’ipotesi di navi in costruzione

Per le imbarcazioni in corso di costruzione, in relazione alla presentazione dell’adempimento dichiarativo, tenuto conto che la verifica a consuntivo della sussistenza della condizione della navigazione in alto mare non può essere effettuata, come richiesto dalla norma, entro la fine dell’anno solare in cui è stata inoltrata la dichiarazione stessa, l’Agenzia ritiene che i committenti/dichiaranti presentano la dichiarazione indicando - per identificare che la nave è in costruzione - nella casella 2 il codice convenzionale 9999999, lasciando vuota la casella 1 e compilando la casella 3 con un numero progressivo quando la dichiarazione si riferisce a più imbarcazioni in costruzione dello stesso dichiarante.

La condizione dell’effettivo uso della nave per la navigazione in alto mare deve essere accertata alla fine dell’anno solare di primo utilizzo della nave.


(Vedi risoluzione n. 54 del 2021)
Istituzione del codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta spettante in relazione agli sconti praticati dai rivenditori in favore degli utenti finali per l’acquisto di nuovi televisori

Con la risoluzione n. 55/E del 23 agosto 2021 l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo ‘6927’ denominato ‘Bonus tv Rottamazione - credito d’imposta per il recupero degli sconti praticati dai rivenditori agli utenti finali per l’acquisto di nuovo apparecchio televisivo - D.M. del 5 luglio 2021’.

Il nuovo codice tributo andrà utilizzato in compensazione, tramite modello F24, per usufruire del credito d'imposta previsto dalla legge 30 dicembre 2020 n. 178 al fine di favorire la sostituzione di apparecchi televisivi non idonei alla ricezione e agevolare il corretto smaltimento di quelli obsoleti attraverso il riciclo.

Il contributo è riconosciuto all’utente finale sotto forma di sconto praticato dal venditore dell’apparecchio sul relativo prezzo di vendita, per un importo pari al 20% del prezzo di vendita, entro l’importo massimo di 100 euro. Il venditore recupererà lo sconto praticato all’utente finale mediante credito d’imposta utilizzabile esclusivamente in compensazione.


(Vedi risoluzione n. 55 del 2021)
Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi - Risposte a quesiti

La legge di Bilancio 2021 ha modificato la disciplina del credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi materiali e immateriali destinati a strutture produttive ubicate in Italia. La nuova disciplina si pone in linea con la legge di Bilancio 2020 che ha disciplinato gli incentivi fiscali del ‘Piano nazionale Impresa 4.0’. La novità più importante della legge n. 160/2019 ha riguardato la trasformazione del beneficio in forma di credito d’imposta utilizzabile esclusivamente in compensazione. Altre innovazioni introdotte dalla legge n. 160 sono il super ammortamento e l’iper ammortamento.

Al fine di rafforzare l’agevolazione agli investimenti in beni strumentali la legge di Bilancio 2021 ha apportato novità all’impianto della legge n. 160. Le più importanti hanno riguardato: l’ampliamento dell’ambito oggettivo dell’agevolazione ai beni immateriali diversi dai beni 4.0; la maggiorazione della misura del credito d’imposta applicabile in funzione della tipologia degli investimenti e del periodo di effettuazione; l’aumento del limite massimo di investimenti ammissibili; le regole per la compensazione del credito d’imposta con la finalità di accelerarne la fruizione; la richiesta della perizia asseverata per i beni dell’allegato A e dell’allegato B.

Con il Dl Sostegni-bis il Legislatore è nuovamente intervenuto sullo strumento agevolativo con modifiche sull’utilizzo del credito d’imposta. Anche i soggetti con un volume di ricavi/compensi non inferiori a 5 milioni di euro possono utilizzare in compensazione, in un’unica quota annuale, il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali materiali non 4.0, effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021.
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 9/E del 23 luglio 2021, sentito il Ministero dello Sviluppo economico, fornisce, sotto forma di risposte a quesiti, indicazioni in merito alle modalità di applicazione del credito d’imposta disciplinato dalla legge di Bilancio 2021.

Soggetti interessati

I commi 1051 e 1061 della legge di Bilancio 2021 individuano l’ambito soggettivo di applicazione dell’agevolazione.
Il credito d’imposta è attribuito ‘a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, comprese le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito dell’impresa, che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato’.

Dal punto di vista soggettivo, il credito d'imposta è riservato alle imprese residenti nel territorio dello Stato che, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico, dalle dimensioni aziendali e dal regime contabile adottato, effettuano investimenti alle condizioni stabilite dai commi 1054, 1055, 1056, 1057 e 1058, in relazione alle diverse tipologie di beni agevolabili.
Sono ricompresi nel novero delle imprese beneficiarie gli enti non commerciali, con riferimento all’attività commerciale eventualmente esercitata, le imprese agricole che determinano il reddito agrario, nonché le reti di impresa.

Le ‘reti-soggetto’, ai fini delle imposte sui redditi, figurano tra gli enti commerciali oppure tra quelli non commerciali a seconda che svolgano o meno attività commerciale in via principale o esclusiva. Con riferimento, invece, alla categoria della ‘rete-contratto’, l’adesione al contratto di rete non comporta l’attribuzione di soggettività tributaria alla rete risultante dal contratto stesso, per cui gli atti posti in essere in esecuzione del programma di rete producono i loro effetti direttamente nelle sfere giuridico-soggettive dei partecipanti alla rete.

Tra le imprese beneficiarie trovano posto le STP titolari di reddito d’impresa, con la conseguenza che, al pari di tali soggetti, possono avvalersi sia del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali 4.0, sia del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali ‘ordinari’.
Sempre in merito all’ambito soggettivo di applicazione dell’agevolazione sono ammessi a beneficiare del credito d’imposta gli ‘esercenti arti e professioni’ che effettuano investimenti in beni strumentali materiali e immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello ‘Industria 4.0’.
Rientrano nella categoria dei soggetti esercenti arti e professioni anche le associazioni tra professionisti. Possono usufruire del beneficio anche i soggetti che intraprendono l’attività a partire dal periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore della disciplina in esame. Sempre in merito all’ambito soggettivo, qualora le imprese siano destinatarie di sanzioni interdittive, è prevista l’esclusione soggettiva dal credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi, esclusione che deve riguardare il medesimo arco temporale interessato dall’applicazione della relativa sanzione interdittiva.
Pertanto, gli investimenti in beni strumentali nuovi effettuati nell’arco temporale in questione saranno irrilevanti agli effetti della disciplina agevolativa e, di conseguenza, i relativi costi saranno esclusi dalla base di calcolo del credito d’imposta in questione.

Investimenti

La circolare evidenzia come la rilevanza delle operazioni di locazione finanziaria sia riconosciuta sulla base di un principio di ‘sostanziale’ equivalenza tra l’acquisto e l’acquisizione del bene stesso tramite contratto di leasing. Il mancato riferimento ai contratti di locazione finanziaria nella legge di Bilancio 2021 è da imputare ad un mero difetto di coordinamento formale e non alla volontà del legislatore di circoscrivere le modalità di effettuazione degli investimenti agevolabili alla sola acquisizione in proprietà dei beni.

Ambito temporale

In merito all’ambito temporale di applicazione si chiede di conoscere il corretto comportamento da adottare nel caso in cui l’effettuazione degli investimenti eleggibili ricada nell’arco temporale in cui il credito d’imposta introdotto dalla legge di Bilancio 2021 coesiste con l’analogo credito d’imposta introdotto dalla legge di Bilancio 2020.
La circolare precisa che il coordinamento delle due discipline agevolative, sul piano temporale, va effettuato distinguendo il caso degli investimenti per i quali alla data del 15 novembre 2020 (ovvero anteriormente alla decorrenza della nuova disciplina) si sia proceduto alla ‘prenotazione’, dal caso degli investimenti per i quali a questa data non risultino verificate tali condizioni. Nel primo caso, gli investimenti, se completati entro il 30 giugno 2021, restano incardinati nella vecchia disciplina. Nel secondo caso, trova applicazione la disciplina introdotta dalla legge di Bilancio 2021.
Tale interpretazione trova fondamento nella volontà del legislatore di anticipare gli effetti del nuovo regime agevolativo, senza attendere la naturale scadenza dell’ordinario termine del precedente regime.

Determinazione dell’agevolazione

È bene ricordare che le reti di imprese sono ricomprese nel novero dei soggetti beneficiari dell’agevolazione, distinguendo tra le ‘reti-contratto’ e le ‘reti-soggetto’. Qualora gli investimenti in beni strumentali nuovi siano effettuati da imprese che aderiscono a un ‘contratto di rete’, ai fini dell’applicazione dell’agevolazione, occorre distinguere se si tratta di ‘rete-contratto’ o di ‘rete-soggetto’. Nel primo caso gli atti posti in essere in esecuzione del programma comune di rete producono i loro effetti in capo alle imprese partecipanti. Nella rete-contratto la titolarità di beni, diritti, obblighi ed atti è riferibile, quota parte, alle singole imprese partecipanti.
Con riferimento agli investimenti in beni strumentali nuovi effettuati nell’ambito di una ‘rete-contratto’ sono le singole imprese retiste ad aver diritto al credito d’imposta sulla quota parte del costo di propria competenza. Il credito d'imposta verrà applicato in modo autonomo da ciascuna delle imprese aderenti alla rete:

  • in relazione alla quota di costi di competenza del periodo d’imposta alle stesse direttamente imputati, laddove gli investimenti, effettuati in esecuzione del programma comune di rete, siano stati posti in essere dal soggetto designato a svolgere l’ufficio di organo comune;
  • in relazione alla quota di costi a queste ‘ribaltati’, laddove gli investimenti siano stati posti in essere da un’impresa della rete o dall’impresa ‘capofila’.
Nel caso in cui, invece, la rete di imprese si configuri come ‘rete-soggetto’ gli atti posti in essere in esecuzione del programma comune di rete producono i loro effetti direttamente in capo alla ‘rete-soggetto’.
Qualora il programma di rete preveda l’esecuzione di investimenti in beni strumentali nuovi, l’effettuazione degli stessi è imputabile alla ‘rete-soggetto’, la quale, risultando essere un’ ‘impresa’ è il soggetto destinatario dell’agevolazione.
La ‘rete-soggetto’, quindi, applicherà in modo autonomo il meccanismo di calcolo del credito d’imposta avendo riguardo ai costi relativi agli investimenti ammissibili effettuati in esecuzione del programma comune di rete, di competenza del periodo d’imposta in cui intende avvalersi dell’agevolazione, ferma restando, in capo alla stessa, la sussistenza di tutte le condizioni poste dalla disciplina agevolativa, tra cui la verifica relativa al raggiungimento della soglia massima degli investimenti ammissibili.

In merito alla determinazione del costo del bene agevolabile, costituisce una componente del costo l’eventuale Iva, relativa alle singole operazioni di acquisto, totalmente indetraibile. Non rileva, invece, ai fini della determinazione del valore degli investimenti, l’Iva parzialmente indetraibile in misura corrispondente al rapporto tra l’ammontare delle operazioni che conferiscono il diritto alla detrazione ed operazioni esenti. In quest’ultima ipotesi l’Iva parzialmente indetraibile per effetto del prorata, non può essere considerata come costo afferente le singole operazioni d’acquisto, ma è una massa globale che si qualifica come costo generale.
Quanto agli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria, nel caso in cui per l’utilizzatore l’Iva sui canoni di locazione sia indetraibile, ai fini dell’agevolazione assume rilievo anche l’Iva pagata dal locatore sull’acquisto del bene.

Utilizzo

La legge di Bilancio 2021 stabilisce che per le imprese ammesse al credito d’imposta, la fruizione del beneficio spettante è comunque subordinata al rispetto della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro applicabili in ciascun settore e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori. Si ricorda che alle imprese è riconosciuto un credito d’imposta alle condizioni e nelle misure stabilite dalla norma in relazione alle diverse tipologie di beni agevolabili. In particolare, le imprese sono ammesse sia al credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali ‘ordinari’, sia al credito d’imposta per investimenti in beni materiali e immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello ‘Industria 4.0’.
Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali ‘ordinari’ si applica alle stesse condizioni e negli stessi limiti anche agli investimenti effettuati dagli esercenti arti e professioni.

Il contribuente è legittimato alla fruizione del credito d’imposta qualora, alla data di utilizzo in compensazione, abbia correttamente adempiuto agli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.
La disponibilità del DURC in corso di validità al momento della fruizione del credito d’imposta costituisce prova del corretto adempimento degli obblighi contributivi e previdenziali. Diversamente il DURC irregolare preclude la fruizione del credito d’imposta spettante.

Ai fini della fruizione il credito d’imposta è ripartito in tre quote annuali di pari importo ed è utilizzato a scomputo dei versamenti dovuti da effettuarsi esclusivamente mediante il modello di pagamento F24 a decorrere dall’anno di entrata in funzione, ovvero di avvenuta interconnessione, dei beni oggetto di investimento. La ripartizione in quote annuali risponde alla necessità, soprattutto di ordine finanziario, di porre un limite annuo all’utilizzo del credito d’imposta - nella misura di un terzo dell’importo maturato - e non già di fissare un obbligo di utilizzo dell’intera quota annuale ivi stabilita o un limite temporale alla sua fruizione.
Pertanto, nel caso in cui la quota annuale non sia utilizzata, l’ammontare residuo potrà essere riportato in avanti nelle dichiarazioni dei periodi d’imposta successivi senza alcun limite temporale ed essere utilizzato già dall’anno successivo, secondo le ordinarie modalità di utilizzo del credito, andando così a sommarsi alla quota fruibile a partire dal medesimo anno.

Per gli investimenti in beni strumentali effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, il credito d’imposta spettante ai soggetti con un volume di ricavi/compensi inferiori a 5 milioni di euro è utilizzabile in compensazione in un’unica quota annuale. Inoltre, per gli investimenti in beni strumentali materiali diversi da quelli indicati nell’allegato A annesso alla legge 11 dicembre 2016 n. 232, effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, il credito d’imposta spettante ai soggetti con un volume di ricavi o compensi non inferiori a 5 milioni di euro è utilizzabile in compensazione in un’unica quota annuale. Dal combinato disposto di queste norme si evince che è utilizzabile in compensazione in un’unica quota annuale:

  • il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali ‘non 4.0’ effettuati ai sensi del comma 1054 della legge di Bilancio 2021 a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, indipendentemente dal volume dei ricavi o dei compensi dei soggetti beneficiari;
  • il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali immateriali ‘non 4.0’ effettuati nel medesimo periodo dai soggetti con un volume di ricavi o compensi inferiori a 5 milioni di euro.
L’utilizzabilità in un’unica quota del credito d’imposta costituisce una facoltà che se non viene sfruttata, consentirà al beneficiario di continuare a fruire del credito in tre quote annuali di pari importo.
Nel caso in cui il contribuente scelga di fruire del credito d’imposta in un’unica quota, il credito non utilizzato potrà essere portato in avanti nelle dichiarazioni dei periodi d’imposta successivi.

In merito all’utilizzo del credito d’imposta da parte di un soggetto diverso da quello che lo ha maturato si chiede se tale credito d’imposta possa essere trasferito in caso di conferimento d’azienda o di ramo di azienda. L’Agenzia delle Entrate ha più volte affermato la non trasferibilità dei crediti d’imposta di natura similare a quello in argomento in forza della natura soggettiva dei medesimi, che maturano esclusivamente in capo ai soggetti che effettuano l’investimento e non possono essere trasferiti a soggetti terzi per effetto di atti realizzativi.
Il trasferimento della titolarità è infatti ammissibile unicamente nei casi in cui specifiche norme giuridiche prevedono, al verificarsi dell’operazione, una confusione di diritti e obblighi dei diversi soggetti giuridici interessati; ad esempio, nei casi di fusione, successione per decesso dell’imprenditore individuale, scissione. Ugualmente i crediti di tal natura possono essere trasferiti nell’ambito della cessione del ramo d’azienda che lo ha generato. In presenza di operazioni straordinarie, caratterizzate dalla veicolazione dell’azienda o di un ramo d’azienda nel cui ambito è rinvenibile il bene agevolato da cui origina il credito d’imposta, l’avente causa continuerà a fruire del credito d’imposta maturato in capo al dante causa, indipendentemente dal sopravvenuto cambiamento di proprietà del complesso aziendale.

Cumulo con altre agevolazioni

Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive, non porti al superamento del costo sostenuto. In sostanza, l’agevolazione è cumulabile con altre misure di favore (fiscali e non) insistenti sugli stessi costi ammissibili al credito d’imposta, nel limite massimo rappresentato dal costo sostenuto.
Eventuali ulteriori limitazioni alla fruizione del credito d’imposta possono derivare dalla circostanza che siano le discipline di tali altre misure di favore a prevedere un divieto di cumulo con altre disposizioni agevolative.
Al fine di appurare la cumulabilità, occorre calcolare il credito d’imposta teoricamente spettante, e sommare tale importo teorico a quello degli altri incentivi pubblici concessi sui medesimi investimenti. Il risultato di tale somma non deve superare il ‘costo sostenuto’ ovverosia l’ammontare complessivo dei costi ammissibili di competenza del periodo d’imposta per il quale il contribuente intende avvalersi del credito d’imposta.

Rideterminazione dell’agevolazione

Investimento effettuato mediante contratto di locazione finanziaria. La legge di Bilancio 2021 prevede che il credito d’imposta debba essere corrispondentemente ridotto nell’ipotesi in cui ‘i beni agevolati sono ceduti a titolo oneroso o sono destinati a strutture produttive ubicate all’estero, anche se appartenenti allo stesso soggetto’ entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di entrata in funzione ovvero a quello di avvenuta interconnessione.
Nel caso di investimenti effettuati mediante contratto di locazione finanziaria, il mancato esercizio del diritto di riscatto così come la cessione del contratto di leasing durante il ‘periodo di sorveglianza’ costituiscono causa di rideterminazione dell’incentivo. Considerato che per gli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria ai fini della determinazione del credito d’imposta si assume il costo sostenuto dal locatore per l’acquisto dei beni, si ritiene che sia tale valore a dover essere escluso dall’originaria base di calcolo ai fini della rideterminazione dell’agevolazione.
Il credito d’imposta non sarà oggetto di rideterminazione qualora, nel ‘periodo di sorveglianza’ il bene acquisito in proprietà a seguito di riscatto venga successivamente ceduto a una società di leasing nel contesto di un’operazione di sale and lease back.

Il furto del bene agevolato non costituisce causa di rideterminazione dell’agevolazione, dovendosi dare rilevanza, a tal fine, alla volontarietà della scelta del beneficiario. Nel caso di furto del bene oggetto di investimento, comprovato dalla denuncia alle autorità competenti, la fuoriuscita del bene dal regime di impresa o dall’esercizio dell’attività di arti e professioni, proprio perché indipendente dalla volontà del beneficiario, non comporta la rideterminazione dell’agevolazione.

Documentazione

Indicazione della norma agevolativa. Per gli investimenti per i quali alla data del 15 novembre 2020 si sia proceduto all’ordine vincolante e sia stato versato l’acconto del 20%, le relative fatture e gli altri documenti di acquisto devono contenere il riferimento alle disposizioni della legge di Bilancio 2020.
Per gli investimenti intrapresi a decorrere dal 16 novembre 2020 - per i quali alla data del 15 novembre non ci sia stato l’ordinativo e/o il versamento dell’acconto del 20% - le fatture e gli altri documenti di acquisto dei beni ammissibili devono riportare il riferimento alla disciplina agevolativa della legge di Bilancio 2021.
Nel caso di documenti già emessi, non può escludersi che non sia stato indicato il corretto riferimento normativo. In tal caso, i soggetti interessati possono integrare i documenti sprovvisti della corretta indicazione delle disposizioni agevolative di riferimento, prima che inizino le attività di controllo del fisco.


(Vedi circolare n. 9 del 2021)
Trattamento Iva - Cessione di integratori alimentari in forma liquida

L’Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 50/E del 29 luglio 2021 alla questione dell’applicazione dell’Iva agevolata del 10% alla cessione di integratori alimentari commercializzati sotto varie forme, inclusa la forma di sciroppo.

L’Amministrazione finanziaria precisa che la cessione degli integratori alimentari è soggetta all’aliquota Iva ridotta solo nel caso in cui i loro componenti siano riconducibili ai prodotti elencati nella Tabella A, Parti II, II-bis o III, allegata al Dpr n. 633/1972, cui consegue l’applicazione dell’aliquota Iva rispettivamente del 4, del 5 o del 10%.

Gli integratori alimentari sono stati ricondotti al punto n. 80, parte III della Tabella A.

I chiarimenti hanno riguardato, in particolare, le ‘preparazioni alimentari’ che si presentano sotto forma di ‘sostanza liquida’, ‘soluzione’ e/o ‘fluido’ la cui cessione deve ritenersi esclusa dall’Iva al 10% in quanto riconducibile alla categoria degli ‘sciroppi di qualsiasi natura’.

Gli integratori alimentari che, sulla base dell’analisi della loro composizione ed in considerazione delle specifiche proprietà finalizzate a mantenere l’organismo in buona salute, sono classificati nelle voci doganali residuali 2106 9092 o 2106 9098, seppur commercializzati in forma liquida, non hanno le caratteristiche degli sciroppi di zucchero di qualsiasi natura e, pertanto, rientrano nelle previsioni dell’aliquota Iva agevolata al 10%.


(Vedi risoluzione n. 50 del 2021)
Ambito applicativo articolo 6, comma 6, decreto legislativo n. 471/1997

Con la risoluzione n. 51/E del 3 agosto 2021 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito all’ambito applicativo dell’articolo 6, comma 6, del decreto legislativo n. 471/1997 in base al quale ‘Chi computa illegittimamente in detrazione l’imposta assolta, dovuta o addebitatagli in via di rivalsa, è punito con la sanzione amministrativa pari al 90% dell’ammontare della detrazione compiuta. In caso di applicazione dell’imposta in misura superiore a quella effettiva, erroneamente assolta dal cedente o prestatore, fermo restando il diritto del cessionario o committente alla detrazione ai sensi degli articoli 19 e seguenti del Dpr n. 633/1972, l’anzidetto cessionario o committente è punito con la sanzione amministrativa compresa fra 250 euro e 10.000 euro. La restituzione dell’imposta è esclusa qualora il versamento sia avvenuto in un contesto di frode fiscale’.

Sul punto, con la sentenza n. 24289/2020, si è espressa la Corte di cassazione chiarendo che il cessionario/committente non ha diritto alla detrazione dell’Iva erroneamente corrisposta in riferimento ad un’operazione non imponibile; il diritto alla detrazione spetta solo se l’errore commesso dal cedente/prestatore riguarda l’applicazione di un’aliquota maggiore rispetto a quella dovuta.

Tenuto conto dell’orientamento dei giudici del Palazzaccio, nella disposizione di cui all’articolo 6, comma 6, del decreto legislativo n. 471/1997, come riformulato dalla legge di Bilancio 2018, si distinguono due tipologie di condotte illecite, in relazione a ciascuna delle quali sono previste due diverse sanzioni:

  • una sanzione fissa (compresa fra 250 euro e 10.000 euro) per il cessionario/committente in caso di applicazione dell’Iva in misura superiore a quella effettiva, erroneamente assolta dal cedente/prestatore, fermo restando il diritto del medesimo cessionario/committente alla detrazione;
  • una sanzione pari al 90% dell’ammontare della detrazione illegittimamente compiuta dal cessionario/committente negli altri casi in cui l’imposta è stata assolta, dovuta o addebitatagli in via di rivalsa.
Qualora il cessionario/committente abbia pagato al cedente/prestatore - e, di conseguenza, abbia detratto - l’Iva addebitatagli per errore in fattura, pur trattandosi di operazioni esenti o non imponibili, deve essere, dunque, irrogata la sanzione proporzionale di cui alla lett. b), previo recupero dell’Iva indebitamente detratta.


(Vedi risoluzione n. 51 del 2021)
Regime Iva dei servizi di formazione professionale erogati da società accreditate presso fondo soggetto a vigilanza ministeriale

Ai corsi di formazione professionale svolti dagli enti accreditati e finanziati dal Fondo X con risorse aventi natura pubblica deve applicarsi l’esenzione da Iva.

È quanto emerge dalla risoluzione n. 52/E del 3 agosto 2021 dell’Agenzia delle Entrate.

I finanziamenti sono disciplinati dall’articolo 10, prima comma, n. 20) del decreto Iva riservati alle prestazioni dirette all’educazione dell’infanzia e della gioventù e didattiche di ogni genere, e anche alla formazione, l’aggiornamento, la riqualificazione e riconversione professionale. Beneficiarie delle agevolazioni sono le scuole e gli istituti riconosciuti dalle Pa.

Il Fondo che opera sotto la vigilanza e il controllo dell’Agenzia nazionale Politiche Attive del Lavoro è alimentato con il contributo del 4% delle retribuzioni lorde corrisposte ai lavoratori in somministrazione e la sua attività è finalizzata alla promozione di percorsi di qualificazione e riqualificazione professionali.

La circostanza che il Fondo in oggetto abbia natura privatistica non è inconciliabile con la devoluzione ad esso di compiti e con lo svolgimento di attività di pubblico interesse, aventi rilevanza pubblicistica. Sul punto l’Anac, con la nota del 15 gennaio 2016, ha precisato che la veste giuridica privatistica dei fondi non è di per sé sufficiente ad escludere la possibilità di qualificare giuridicamente i fondi come organismi di diritto pubblico tenuti al rispetto delle procedure di aggiudicazione imposte dal diritto comunitario e nazionale in materia di appalti pubblici, in presenza di una disciplina normativa che presenta notevoli elementi di pubblicizzazione quali: l’autorizzazione ministeriale per l’esercizio dell’attività svolta dai fondi; la vigilanza ministeriale sulla gestione dei fondi medesimi.

Pertanto, l’Anac ha qualificato i fondi quali organismi di diritto pubblico i quali sono tenuti ad applicare le procedure di aggiudicazione previste dal codice dei contratti pubblici. L’Amministrazione finanziaria ritiene quindi che ai servizi di formazione professionale finanziati dal Fondo X con risorse pubbliche, sottoposto alla vigilanza dell’Anpal, svolti dagli organismi privati accreditati e riconosciuti dai soggetti pubblici, sia applicabile l’esenzione Iva prevista dall’articolo 10, primo comma, n. 20) del Dpr n. 633/1972.


(Vedi risoluzione n. 52 del 2021)
Proroga dei versamenti

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 53/E del 5 agosto 2021, fornisce chiarimenti in merito ai soggetti interessati dalla proroga dei versamenti e illustra il calendario fiscale nei casi dei pagamenti rateali.

Il decreto legge Sostegni-bis all’articolo 9-ter ha disposto al primo comma che per i soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli ISA e che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito, per ciascun indice, dal relativo decreto di approvazione del Mef, i termini dei versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, da quelle in materia di Irap e da quelle dell’Iva che scadono dal 30 giugno al 31 agosto 2021, sono prorogati al 15 settembre 2021 senza alcuna maggiorazione. Il comma successivo ha inoltre previsto che le disposizioni del comma 1 si applicano anche ai soggetti che presentano cause di esclusione dall’applicazione degli ISA, compresi quelli che adottano il regime fiscale di vantaggio, a quelli che applicano il regime forfettario, nonché ai soggetti che partecipano a società, associazioni e imprese ai sensi degli articoli 5, 115 e 116 del Tuir.

La proroga al 15 settembre 2021 dei termini di versamento interessa tutti i contribuenti che:

  • esercitano, in forma di impresa o di lavoro autonomo, tali attività prescindendo dal fatto che gli stessi applichino o meno gli ISA;
  • dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito, per ciascun ISA, dal relativo decreto ministeriale di approvazione;
La nuova norma ricomprende anche coloro che, per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2020:
  • applicano il regime forfetario agevolato;
  • applicano il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità;
  • partecipano a società, associazioni e imprese ai sensi degli articoli 5, 115 e 116 del Tuir, aventi i requisiti indicati al comma 1 dell’articolo 9-ter;
  • determinano il reddito con altre tipologie di criteri forfetari;
  • ricadono nelle altre cause di esclusione dagli ISA.

Per effetto della proroga, dunque, i versamenti in scadenza nel periodo compreso tra il 30 giugno e il 31 agosto 2021, possono essere eseguiti entro il 15 settembre 2021, senza alcuna maggiorazione. Le somme dovute a titolo di saldo e di primo acconto delle imposte sui redditi, compreso il versamento annuale dell’Iva e dell’Irap possono essere versate anche in rate mensili di pari importo, di cui la prima in scadenza entro il 15 settembre 2021. La scelta della rateazione deve concludersi entro il mese di novembre e sulle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi al tasso del 4% annuo, a decorrere dal 16 settembre.

Riepilogando i termini di versamento sono:

  • entro il 15 settembre 2021, nel caso di versamento in unica soluzione, per tutti i soggetti che hanno beneficiato della proroga - titolari o non titolari di partita Iva;
  • nel caso di versamento rateizzato:
    • entro il 15 settembre 2021 la prima rata, senza interessi;
    • entro il 16 settembre 2021 la seconda rata, con interessi;
    • entro il 18 ottobre 2021 la terza rata, con interessi;
    • entro il 16 novembre 2021 la quarta rata, con interessi;
Per i non titolari di partita Iva che partecipano a società, associazioni e imprese ai sensi degli articoli 5, 115 e 116 del Tuir con scadenza:
  • entro il 15 settembre 2021, la prima rata, senza interessi;
  • entro il 30 settembre 2021, la seconda rata, con interessi;
  • entro il 2 novembre 2021, la terza rata, con interessi;
  • entro il 30 novembre 2021, la quarta rata, con interessi.

Chi ha già iniziato il pagamento in forma rateale potrà proseguire i versamenti secondo le scadenze previste dal piano di rateazione originario. Sulle rate aventi scadenza successiva al 15 settembre 2021 sono dovuti gli interessi al tasso del 4% annuo, a decorrere dal 16 settembre 2021. Gli interessi di rateazione eventualmente già versati, non più dovuti per effetto della proroga, possono essere scomputati da quelli dovuti sulle rate successive, specificando, nella delega di pagamento, il numero di rata versata.
Se, invece, entro il termine del 15 settembre 2021, si effettuino più versamenti con scadenze e importi a libera scelta è possibile versare la differenza dovuta a saldo:

  • in un’unica soluzione, al più tardi entro il 15 settembre 2021, senza interessi;
  • in un massimo di 4 rate, di cui la prima da effettuare entro il 15 settembre 2021, con applicazione degli interessi a partire dalla rata successiva alla prima.


(Vedi risoluzione n. 53 del 2021)
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